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MEMORY OF THE WORLD REGISTER

NOMINATION FORM

Codex Purpureus Rossanensis

PARTE A - INFORMAZIONI ESSENZIALI

1. SINTESI
Il Codex Purpureus Rossanensis è un manoscritto onciale
greco, che risale al V-VI secolo. È custodito nel Museo
Diocesano di Rossano (Cs) e comprende un evangeliario
con i testi di Matteo e di Marco. Contiene una serie di
miniature che lo rendono uno dei più antichi esemplari di
manoscritti miniati del Nuovo Testamento conservatisi.
Il Codice riporta testi vergati in oro ed argento ed è
impreziosito da 14 miniature, accompagnate in calce da
cartigli descrittivi, che illustrano i momenti più significativi
della vita e della predicazione di Gesù.
Il Codex Purpureus Rossanensis riveste uno straordinario
interesse, sia dal punto di vista biblico e religioso, che
da quello artistico, paleografico e storico-documentario.
Un’opera simbolo di una regione, la Calabria, che ha
mediato e tradotto in sintesi la civiltà greco-orientale e
quella latino-occidentale.
L’evangelario appartiene al tipo di produzione libraria
color porpora, cui appartengono anche i Vangeli cosidetti
Beratinus, Sinopensis ed il Petropolitanus.

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2. DETTAGLI DEL RICHIEDENTE
2.1 Nome (persone o organizzazione):
Arcidiocesi di Rossano-Cariati, (Cosenza), Italia;
2.2 Rapporto con il patrimonio documentario candidato:
L’opera appartiene al Museo diocesano di Arte Sacra
dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati (Cosenza);
2.3 Contatti (persone)
S.E. Mons. Santo Marcianò, Arcivescovo di Rossano-
Cariati (Cosenza);
Don Nando Ciliberti, direttore dell’Ufficio Beni Culturali
Ecclesiastici dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati (Cosenza);
2.4 Contatti (dettagli)
Arcidiocesi di Rossano-Cariati (Cosenza):
Piazza Duomo, 5 - 87067 Rossano (Cs), tel. 0039.0983.520542
Fax. 0039.0983.521038 - Email: vescovado.rossano@libero.it
Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici:
Via Duomo, 19 - 0983.520282 Rossano (Cs),
tel. 0039.0983.520282
Fax. 0039.0983.521750 - Email: naberti@alice.it

3. IDENTITÀ E DESCRIZIONE DEL DOCUMENTO


CULTURALE
3.1 Nome e dettagli di identificazione del bene candidato
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Il “Codex Purpureus Rossanensis Σ” è anche conosciuto
come il Rossanensis. Deve il nome “Purpureus” alla peculiare
colorazione rossastra delle pagine (in latino purpureus).
3.2 Descrizione
Il Codex Purpureus Rossanensis, nella lista internazionale
dei manoscritti rari ecclesiastici, porta il suffisso alfabetico Ф
e il numero 043. Contiene l’intero Vangelo di Matteo e quasi
tutto quello di Marco, mutilo quest’ultimo dei vv. 14-20
conclusivi dell’ultimo capitolo.
La scrittura in cui è vergato il testo dei Vangeli è la
maiuscola biblica: si tratta di forme grafiche che si
caratterizzano a partire dal tardo II secolo d.C., definendosi
in norme precise già nel III e resistendo nelle pratiche
librarie fino al IX secolo, sia pure con differenziazioni
interne, geografiche e cronologiche. Nel Codice di Rossano
la maiuscola biblica mostra caratteri artificiosi, modulo
monumentale, forte chiaroscuro e orpelli decorativi che ne
indicano, da una parte, la collocazione cronologica tarda,
dall’altra la funzione ideologico-sacrale ad essa sottesa. La
scrittura dell’epistola di Eusebio a Carpiano è anch’essa
una maiuscola biblica, ma di struttura gerarchicamente
inferiore: mostra, infatti, modulo piccolo, chiaroscuro
moderato, disegno piuttosto sobrio. In funzione di vera
e propria scrittura distintiva è adoperata, invece, la
maiuscola ogivale diritta, nella quale sono state redatte
le scritte relative al repertorio iconografico, gli indici dei
capitula, il colofone del Vangelo di Matteo, i riferimenti ai
canoni eusebiani, le indicazioni di contenuto nei margini
superiori, alcune integrazioni, le lettere/cifre di segnatura
dei fascicoli. Si tratta, ancora una volta, di una scrittura
di ascendenza antica, ma definitasi più di recente, grosso
modo nel V secolo e testimoniata nel mondo bizantino
più a lungo della maiuscola biblica, fino al secolo XI. Tali
scritture si devono ritenere opera di una stessa mano. Va,

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infine, segnalata per la didascalia la maiuscola adoperata
a p. 241, nel ritratto di Marco e sul rotolo che l’evangelista
sta scrivendo: si tratta di una maiuscola molto elementare,
semplice e dal carattere tutto artificiale, che non trova
riscontro in manufatti né tardo antichi, né di età medio e
tardobizantina. L’inchiostro adoperato è aureo per il titolo
e le tre righe iniziali della prima pagina di ciascun vangelo,
argenteo per tutto il resto.
Le miniature conservate nel Codice di Rossano sono
quattordici. Di esse, dodici raffigurano eventi della vita
di Cristo, una funge da titolo alle tavole dei canoni andate
perdute, mentre l’ultima è un ritratto di Marco, che occupa
l’intera pagina. Tutte le miniature vennero dipinte su di
una pergamena meno fine di quella usata per il testo dei
Vangeli; a essa fu applicata una tinta purpurea diversa
da quella adoperata per le pagine destinate al testo. La
pergamena più spessa forniva una base più solida ai colori,
mentre la tinta più opaca impediva alla miniatura dipinta
sulla facciata di un foglio di essere vista rovesciata sull’altra
facciata.
Il Codice è strutturato in modo che miniature e testo
risultino raggruppati in fogli distinti.

ORIGINE
Il Codex Purpureus Rossanensis è conservato, da tempo
immemorabile, nella Cattedrale e nell’Arcivescovado
dell’antica e prestigiosa città bizantina di Rossano. Dal
18 ottobre 1952 è custodito presso il Museo Diocesano
di Arte Sacra. Viene ricordato, per la prima volta, nel
1831, da Scipione Camporota, canonico della Cattedrale
della città, che fornisce ai fogli una prima sistemazione e
l’attuale numerazione con inchiostro nero delle pagine. È
segnalato, poi, nel 1846, dallo scrittore Cesare Malpica in
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un libro-reportage intitolato “La Toscana, l’Umbria e la
Magna Grecia”. Viene, quindi, presentato all’attenzione
della cultura europea ed internazionale nel 1880, da due
studiosi tedeschi, Oskar von Gebhardt e Adolf von Harnach
nello scritto, pubblicato in quell’anno a Lipsia, dal titolo
“Evangeliorum Codex Graecus Purpureus Rossanensis”,
che, tra l’altro, battezza ufficialmente e definitivamente il
prezioso manoscritto di Rossano.
Ancora aperta è la questione della localizzazione e
della sua provenienza, oggetto di studi e di ricerche di
notevole valore scientifico ad opera di storici, paleografi,
studiosi d’arte bizantina, neo-testamentari e di filologia
biblica. Inizialmente, prevaleva l’ipotesi che il Rossanensis
fosse stato realizzato nell’Italia Meridionale. Secondo
pochi studiosi non andrebbe esclusa l’ipotesi di Rossano,
mentre la maggior parte è concorde nell’individuarne la
realizzazione in un centro orientale e avanzano diverse
proposte, tra le quali le più accreditate sono Antiochia
(Siria), oppure un centro dell’Asia Minore, come Efeso o
Cappadocia o Costantinopoli, oppure Alessandria d’Egitto.
Quasi tutti i ricercatori suddetti concordano nel datare il
Codice intorno alla metà del secolo VI. La professoressa
Fernanda de Maffei dell’Università di Roma sostiene, in
una serie di studi e relazioni effettuate tra il 1974 al 1978,
che il Rossanensis sia stato realizzato in Cesarea di Palestina
e anticipa alla prima metà del V secolo la datazione.
Quest’ultimo contributo scientifico, a tutt’oggi, è una delle
proposte più convincenti.

CONDIZIONI FISICHE
Il Codex Purpureus Rossanensis si trova, attualmente,
in restauro presso l’Istituto Centrale per il Restauro e la
Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario di

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Roma dove è sottoposto ad accurati interventi di tutela e
restauro delle pagine e della copertina di cui è costituito.
Il progetto di conservazione, tutela e restauro e il nuovo
allestimento museale del Codice Purpureo di Rossano
nascono da un’idea progettuale fortemente voluta dalla
Soprintendenza BSAE della Calabria, subito condivisa,
dalla Curia di Rossano.
Il Codice è ora all’esame di una equipe di tecnici
dell’ICRCPAL che ne stanno studiando, per la prima volta
in modo organico, con tecniche consolidate ma anche
moderne e chiaramente non invasive, la composizione, la
struttura, i materiali, lo stato di conservazione, cercando
anche di rispondere ad alcuni interrogativi sulla sua
archeologia e storia. Il pigmento porpora usato, la natura
delle pergamene, la qualità dell’oro e dell’argento impiegati
nella scrittura, i dettagli delle pagine miniate come anche
le tracce di vecchi interventi di restauro, di cui non si ha
memoria, sono al vaglio di restauratori, chimici, fisici,
tecnologi, biologi e storici dell’arte.
Dallo studio ci si aspetta una migliore conoscenza dei
problemi conservativi che il Codice presenta attualmente
e che potrebbe offrire in futuro una fruizione controllata e
sapiente di questo oggetto da parte de Museo diocesano di
Rossano.

DOCUMENTAZIONI VISIVE
Un film documentario dal titolo “Codex Purpureus
Rossanensis” realizzato dal documentarista Folco Quilici, fu
prodotto tra il 1986-87. Si tratta di una pellicola della durata
di 30 minuti sui Bizantini nell’Italia del Sud e sul Codex.

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PUBBLICAZIONI CHE DESCRIVONO IL BENE
CANDIDATO
1846, Cesare Malpica, La Toscana, L’Umbria e la Magna
Grecia, Napoli 1846, pp.313 sg.
1880, Oscar von Gebhardt-Adolf Harnack, Evangeliorum
Codex Graecus Purpureus Rossanensis Σ litteris argenteis
sexto ut videtur saeculo scriptus picturisque ornatus. Seine
Entdeckung, sein Wissenschaftlicher und Künstlerischer Werth,
Leipzig 1880.
1881, S.A. Unsow, Miniatjury: k” greceskomu kodeksu
evangelija y’veka, otkrytomu vy Rossano, in: “Drevnosti trudi
Moskowskago archeologiceskago oscestva”, Mosca 1881.
1883, Oscar von Gebhardt, Die Evangelien des Matthaeus
und des Marcus aus dem Codex purpureus Rossanensis. Leipzig,
1883.
1885, William Sanday, The Text of the Codex Rossanensis
(Σ) Studia biblica, [vol. 1] Oxford 1885, S. 103-112.
1898, Arthur Haseloff, Codex purpureus Rossanensis: die
Miniaturen der griechischen Evangelien Handschrift in Rossano,
Berlin - Leipzig 1898.
1907, Antonio Muñoz, Il Codice purpureo di Rossano e il
frammento Sinopense, Roma 1907.
1953, Russo F., Il Codice Purpureo di Rossano, Roma 1953.
1961, William C. Loerke, “The Miniatures of the Trial in the
Rossano Gospels”. The Art Bulletin (A Quarterly published by
the College Art Association of America) 43(1961) pp.171-195.
1974, Ciro Santoro, Il Codice Purpureo di Rossano,
Chiaravalle Centrale 1974.

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1978, Fernanda Dè Maffei, Il Codice purpureo di Rossano: la
sua problematica e alcuni risultati di ricerca, in: Testimonianze
cristiane antiche ed altomedievali nella Sibaritide, Atti del
Convegno nazionale tenuto a Corigliano-Rossano l’11-
12 marzo 1978 a cura dell’Istituto di Letteratura Cristiana
Antica Universita di Bari (= “Vetera Christianorum”, III,
1978) pagg. 122-264.
1980, Mario Rotili, Il Codice Purpureo di Rossano, Cava dei
Tirreni 1980.
1985, Otto Kresten-Giancarlo Prato, Die Miniatur des
Evangelisten Markus im Codex Purpureus Rossanensis. Eine
spätere Einfügung”, in «Römische Historische » 27 (1985)
pp.381-399.
1987, AA.VV., Codex Purpureus Rossanensis, Commenta-
rium, Roma 1987.
1990, Luigi Renzo, Il Codex Purpureus Rossanensis: storia
di una presenza, in “Il Concilio Ecumenico Niceno II e
l’Iconografia mariana in Calabria”, Catanzaro 1990.
1992, Guglielmo Cavallo-Jean Gribomont-William
C. Loerke, Codex purpureus Rossanensis (Rossano, Museo
dell’Arcivescovado) (2 voll.: facsimile e Commentarium a
cura di Guglielmo Cavallo, Jean Gribomont, William C.
Loerke, Roma - Graz 1992.
1992, Guglielmo Cavallo, Codex Purpureus Rossanensis,
Roma 1992.
2001, G.Morelli-L.Renzo, Testimoni di un’arte nuova: dai
mosaici teodoriciani di Ravenna al Codex Purpureus Rossanensis,
Ravenna 2001.
2001, F.Filareto-L.Renzo, Il Codice Purpureo di Rossano
perla bizantina della Calabria, Rossano 2001.

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2005, Ingo F. Walther e Norbert Wolf, Codices Illustres:
The world’s most famous illuminated manuscripts, 400 to 1600.
Köln 2005.
2005, Bruce M. Metzger e Bart D. Ehrman, The Text of the
New Testament: Its Transmission, Corruption and Restoration,
Oxford University Press, New York - Oxford 2005, p. 84.
2007, Giovanni Sapia, Il Codex Purpureus Rossanensis, in
Rossano tra storia e memoria, Corigliano 2007, II edizione, pp.
65-84.
4. CONSIDERAZIONI PER LA CANDIDATURA DEL
BENE
I pregi storico-artistico-paleografico-documentari
rendono il manoscritto un unicum nell’ambito della
produzione libraria ed artistica bizantina.
Si tratta di uno dei sette codici miniati orientali esistenti
al mondo, di cui tre sono redatti in siriaco e quattro in
greco. La compresenza di peculiari e singolari qualità
costituisce motivo di attrazione per esperti, studiosi, per
fedeli, turisti e per scolaresche che, da sempre, inseriscono
negli itinerari storico-artistici calabresi la visita a tale
opera. In primis vanno rilevate la vetustà e l’ampiezza del
manufatto, che, probabilmente, è il più antico e meglio
conservato documento librario e biblico della cristianità.
L’occhio del visitatore è, altresì, colpito dalla particolare
e rara colorazione purpurea delle pagine, prerogativa
degli imperatori bizantini. L’opera testimonia una perfetta
sinergia tra fede e scienza, tra religiosità e tecnica raffinata,
che si manifesta sia nella scrittura sia nelle illustrazioni, una
sintesi degli ideali platonici e greco-bizantini del “Bello”,
del “Vero”, del “Buono”. Il Codex, si profila, nel contempo,
come un documento ricco di un profondo pathos, nel
quale si interseca una palpabile tensione spirituale. Le
caratteristiche evidenziate e la sua inestimabile unicità
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consentono di definirlo il capolavoro assoluto della
produzione libraria ed artistica bizantina, e, nel contempo,
lo rendono degno di essere candidato tra i beni patrimonio
dell’UNESCO.
4.1 Autenticità
Le vicende per cui il Codex Purpureus Rossanensis sia
giunto dall’Oriente in Occidente, e, nello specifico in
Calabria, sono poco chiare. L’ipotesi più plausibile è che il
prezioso manoscritto sia stato portato a Rossano da monaci
iconoduli, intorno alla prima metà del secolo VIII, all’epoca
delle cruente persecuzioni iconoclastiche. Una di queste
comunità arrivò a Rossano, la città più bizantina della
Calabria e dell’Italia per oltre mille anni (dal 540 al 1460),
definita per questo “Rossano la Bizantina”. Essa era una
città-fortezza sicura ed inespugnabile, un centro politico-
amministrativo importantissimo, tanto che, nel corso del
secolo X, diventò la capitale della dominazione bizantina
in Italia.
Inoltre il Rossanensis avrebbe potuto influenzare l’attività
scrittoria testimoniata a partire dal IX-X secolo a Rossano:
vi sono manoscritti greci sia in maiuscola che in minuscola,
adesso sparsi per il mondo, i quali sembrano essere
stati scritti in loco tra i secoli IX-X. La presenza di alcuni
manoscritti che potevano trovarsi in Calabria, venuti al pari
del Codex Purpureus dall’Oriente, forse anch’essi custoditi a
Rossano, tra cui alcuni fogli di un Codice di Cassio Dione
del V secolo, Vat. Gr. 1288, possono essere stati fonte di
ispirazione per i monaci amanuensi, che proprio a Rossano
avrebbero continuato l’attività di trascrizione dei testi sacri.
L’attività scrittoria, di cui anche il Santo Patrono della
cittadina di Rossano, San Nilo, era attivo fautore, assieme
alla presenza, sempre a Rossano, dell’abbazia di Santa Maria
del Patir, ove si produssero, si lessero e si conservarono

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manoscritti a partire dal XI secolo, inducono a ipotizzare che
i manoscritti greci, tra cui il Codex Purpureus, provenienti
dall’Oriente, abbiano ispirato e fornito ai monaci amanuensi
presenti ed attivi a Rossano modelli da emulare.
4.2 Rilevanza mondiale, unicità ed insostituibilità
Il Codex Purpureus Rossanensis, oltre all’antichità
e all’indiscussa unicità, possiede come elemento di
peculiarità l’opulenza delle miniature presentate in una
continuità esclusivamente visuale: esso presenta i resti
di un indipendente ciclo di miniature relative alla vita di
Cristo, il più antico rimasto in un manoscritto greco.
Il Rossanensis è la più preziosa opera custodita in Calabria
e documenta il legame con la cultura greco-bizantina,
trasferitasi da Oriente ad Occidente, trasformando il Sud
Italia nel fulcro della continuità culturale italo-greca. Il
prezioso evangelario non è una testimonianza isolata
di arte bizantina a Rossano: questa, infatti, è presente in
numerosi altri monumenti. Si citano a titolo esemplificativo
l’architettura degli oratori di S. Marco, della Panaghia, del
Pilerio, l’effigie della Madonna dell’Achiropìta, custodita
nella Cattedrale, il celeberrimo monastero della Nuova
Odigìtria o del Patir o Patirion, l’architettura ipogea e
rupestre delle grotte monastiche e, infine, la struttura
medioevale stessa del centro storico.
4.3 Criteri

EPOCA
Il Codice di Rossano non è provvisto di elementi utili
a stabilire una precisa cronologia dell’opera. Pertanto la
datazione resta affidata alle sue caratteristiche. Lo stile
monumentale e ieratico non consente di attribuire la

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datazione a prima dell’IV secolo inoltrato. Allo stesso modo
l’alto livello artigianale del manoscritto non permette di
ipotizzare una data posteriore al VI-VII secolo, in quanto la
produzione libraria successiva a quest’epoca, fino all’anno
800 circa, si mostra scarsa e di qualità per lo più mediocre.
L’utilizzo delle due scritture, maiuscola biblica e maiuscola
ogivale, induce a indicare il VI secolo come data più
probabile.

OGGETTO E TEMA
Il Codex Purpureus Rossanensis è un Evangeliario greco
miniato contenente l’intero Vangelo di Matteo, quello di
Marco, eccettuati i versetti 14-20 dell’ultimo capitolo e una
parte della lettera di Eusebio a Carpiano sulla concordanza
dei Vangeli. La strutturazione complessiva del manoscritto
mostra che in origine si trattava di un esemplare, in uno
o due volumi, dei Quattro Vangeli, preceduti dall’indice
dei capitula. Con buona approssimazione si può dire che la
parte conservata rappresenta circa la metà dell’intera opera.

FORMA E STILE
Il Codex Purpureus Rossanensis con i suoi 188 fogli, in
pergamena sottilissima di agnello, pari a 376 pagine, è
l’esempio più cospicuo e più rappresentativo del genere.
Il formato attuale del manoscritto misura mm. 300x250;
lo specchio scrittorio è di mm 215x215 ca. I fogli sono in
pergamena accuratamente lavorata, tinta di colore purpureo,
con discromie che talvolta si possono ritenere originarie,
ma in più casi dovute a fattori diversi, soprattutto umidità.
Il manoscritto è formato di regola da quinioni, cioè

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fascicoli di 10 fogli, iniziati con lato carne, disposti secondo
la legge di Gregory (carne contro carne e pelo contro pelo)
e segnati nell’angolo inferiore interno sul recto del primo
foglio. Restano escluse da questa struttura le pp. 1-18, che
sono parti introduttive, e le pp. 239-242, contenenti, a p. 241,
il ritratto di Marco. La tipologia e il sistema di numerazione
dei fascicoli sono tipici della tarda antichità; essi si ritrovano
in alcuni manufatti, come nel cosiddetto Discordie di Vienna
prodotto nel 512 circa.
Le colonne di scrittura misurano ciascuna mm 215x90 ca.
con spazio intercolonnare di mm 35 ca. e contengono 20
righe.
4.4 Rarità, integrità, minacce e gestione:

Considerati l’unicità e l’altissimo valore del Codex,


valutate le condizioni e le minacce dipendenti dall’antichità
stessa dell’opera, essa è stata affidata nel luglio del 2012
all’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del
Patrimonio Archivistico e Librario di Roma. Nel frattempo
si sta provvedendo al restauro e al rinnovamento conforme
a moderni e scientifici parametri museali, con adeguati
sistemi di allarme e video sorveglianza, del quattrocentesco
Museo di Arte sacra, che sarà trasformato in Museo del
Codex. Il progetto prevede, infatti, che il Museo ospiti
unicamente il Codex Purpureus Rossanensis

5. NOTE LEGALI
5.1 Titolari del bene culturale
Il Codex Purpureus Rossanensis è un bene di proprietà
dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati.

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5.2 Custodi del bene culturale
Il Codice è conservato nel Museo Diocesano di Arte Sacra
di Rossano.
Contatti: Via Duomo, 19 - 0983.520282 Rossano(Cs),
tel. 0039-0983.520282
Fax. 0039-0983.521750 Email: naberti@alice.it,
http://www.codexrossanensis.it/
5.3 Status giuridico
L’Arcidiocesi di Rossano-Cariati è legale responsabile della
custodia del Codice. Esso non può essere trasferito altrove
senza il consenso del vescovo, del consiglio diocesano per
gli affari economici e della commissione diocesana per i
beni culturali.

(a) Categoria di proprietà

A parte gli originali, le altre forme (microfilm e testo


traslitterato) hanno lo stesso status degli altri documenti
conservati negli archivi.

(b) Accessibilità

Gli originali sono accessibili solo ai ricercatori nel


campo della antica storia cristiana, la critica letteraria e la
paleografia.

(c) Copyright

Il documento originale così come le sue riproduzioni


fotografiche, audiovisive sono protetti ai sensi delle
normative vigenti sul diritto d’autore, sui brevetti e sulla
proprietà intellettuale.
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(d) Amministrazione responsabile
Arcidiocesi di Rossano-Cariati.

6. PIANO DI GESTIONE

Il Codice, conservato in un “stanza blindata”, può essere


consultato su microfilm. In casi molto rari ed eccezionali,
possono essere dati in prestito a parte (anche gli originali)
di eminenti ricercatori.

7. CONSULTAZIONE

La consultazione del Codice è regolata da rigide regole


che vengono applicate con scrupolosa fedeltà. Lo studio e le
analisi del documento vengono effettuate su una copia del
Codice o su riproduzione in microfilm disponibili grazie
al delicato lavoro del Ministero per i Beni Culturali che
recentemente ha promosso un delicato lavoro di restauro
presso l’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione
del Patrimonio Archivistico e Librario.

PARTE B - Informazioni accessorie

8. VALUTAZIONE DEL RISCHIO

Il Codex Purpureus Rossanensis non è in pericolo.

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9. VALUTAZIONE DI CONSERVAZIONE
L’ambiente blindato in cui è conservato offre condizioni
di massima sicurezza. È in corso il restauro del museo ed
è previsto l’adeguamento delle condizioni ambientali agli
standard di sicurezza richiesti. Temperatura, umidità e altri
fattori sono regolati in conformità con le raccomandazioni
per questo tipo di patrimonio documentario.

PARTE C - Presentazione

Questa candidatura è presentata da:

Sua Eccellenza Mons. Santo Marcianò, Arcivescovo della


diocesi di Rossano-Cariati, segretario della Conferenza
Episcopale Calabra e segretario della Commissione per
l’Ecumenismo e il dialogo interreligioso della Conferenza
Episcopale Italiana.

Commissione Nazionale per l’UNESCO.

Delegazione Permanente dell’Italia presso l’UNESCO.

Osservatorio permanente della Santa Sede presso


l’UNESCO.

Prof. Massimo Bray, Ministro per il Beni Culturali del


Governo Italiano

Sua Eminenza Card. Gianfranco Ravasi, Presidente


del Pontificio Consiglio per la cultura, della Pontificia
Commissione di Archeologia Sacra e del Consiglio di
Coordinamento fra le Accademie Pontificie.

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TABLES
LAZZARO’S RESURRECTION

The illumination represents Jesus Christ, blessing with his right hand while
pronouncing the order: Lazarus, get up and walk!. Behind Jesus the group of the
apostles can be seen, while in front of him there are Mary, Martha, with their backs
to the sepulcher, still unaware of the resurrection of their brother Lazarus. Two
young boys, portrayed between the two women and the cave, express the two
sisters suffering and their immediate astonishment. To the side of the resurrected
man, a young boy appears. He is covered to his nose with a pink gown, and he
seems to lead Lazarus, wrapped in the bands of a white sheet, out of the sepulcher.
In the illumination two scenes of the miracle are depicted: that in which Jesus is
prayed for Lazarus’s healing and that in which the miracle is performed.

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THE ENTRY OF JESUS INTO JERUSALEM

In the illumination Christ enters from the left, sitting on a she-ass, followed by
two disciples who discuss. In front of him and in front of the animal two young
boys lay a cloth. Behind him a group of men, holding some palm branches can
be seen, while four children go out of the walls of the town. This is depicted with
high walls and roofs of different colours, on which other people, also shaking palm
branches, can be seen.

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TALK WITH THE PRIESTS OF THE TEMPLE
The details of the scene are almost all taken from the second chapter of the
Gospel of John. The temple is portrayed on the left in a quite sketchy way. In
the courtyard with columns, the talk between Jesus and the priests of the temple
takes place. Christ, represented between the two black columns, holds in his right
hand a whip, while on the right, escaping men and animals are represented. The
illumination portrays Christ with the priests after the expulsion of the merchants
from the temple.

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THE PARABLE OF THE TEN VIRGINS

The only source of this parable is Matthew’s Gospel. A panel door divides the
scene into two halves. On the left there are the five silly virgins: they are dressed
in colourful dresses and, holding unlit torches, walk following the first, who is
dressed in black and who knocks on a closed door. In the right scene the five wise
virgins can be recognized. They are dressed in white and hold in their hand a lit
torch.

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THE LAST SUPPER AND THE WASHING OF THE FEE

Christ and the twelve disciples are placed around a semicircular table, at the
center of which there is a golden cup. The sixth apostle on the left dips the bread in
it, while Christ raises his hand as if he wanted to speak. The illumination depicts
the action described in the Mark’s gospel, lines 26-23: the person who dips his hand
in the plate with me, will betray me. The episode is commented by a verse in Greek
written on top, verily I tell you that one of you will betray me (Mark 26, 21). In the
scene on the right, the washing of the feet is proposed, in the moment in which
Christ, bending, washes Peter’s feet; The Greek verse says: He (Peter) tells him: you
will never wash my feet (John 13, 8).

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COMMUNION OF THE SAINTS (this scene occupies two pages
of the Codex)

On the left six apostles move sequentially to receive bread from Christ. The two
apostles closest to Christ are portrayed in the following way: the former is bent to
get bread, the latter has his hands and arms raised to thank. One of the apostles,
closest to Christ, is portrayed bent to get bread, while the other has his hands and
arms raised to thank. The author represents them one beside the other, and with a
movement of only the busts of the characters, lets us imagine the movement of the
same character. At the same time the other four apostles behind them reproduce the
advancement of the same subject. Over the characters the words of the Eucharistic
institution are written: He took the bread, and spoken some words of thankfulness

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He gave it to them and said: this is my body. On the right page, other six apostles
move from left to right to receive wine. Over their heads you can read: After he had
taken the drinking cup and spoken the words of thankfulness, He gave it to them
and said: This is my blood.

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CHRIST IN THE GETHSEMANE

In the illumination Jesus Christ is placed in a landscape made up of the rocky soil
of the Gethsemane. It is possible to see a black horizon representing the darkness of
the night, above which you can see a blue stripe with the stars and the crescent. A
wide gap and a high rock separate Christ on the right, bent to pray, from Christ on
the left, wakening the apostles up. Their figures are almost indecipherable because
of wear and tear of the parchment.

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CANONS TITLE PAGE
The page contains an illumination where the circular decorative band is depicted.
This is defined from both the inside and the outside by a golden frame, which intersects
along the directrices of the vertical and horizontal diameter. It thus creates four
circles, placed in the decorative band. In each of them half the figure of an Evangelist
is portrayed against a blue background. The portraits of the four Evangelists don t
have individual characterizations, therefore Matthew is recognizable thanks to the
name engraved on top, the others, instead, can be identified thanks to their initials:
Mark on the left, Luke on the right and John at the bottom below. Each is connoted
for the halo, for the cover of the golden book and for the singular gesture with which
they raise their right arm. In the space between one circle and the other, some black,
orange, indigo and pink circles can be recognized. In the centre of this picture it is
written in Greek: “Structure of the canon of the concordance of the gospels”.

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LETTER OF EUSEBIUS FROM CARPIANO

The letter is written on a single column, unlike the text of the Gospels written on
two. It is framed in a golden rectangle with the decorations. On this page you will
keep half of this letter, the other half, written on a second sheet, has been lost. Many
studies have suggested that all the manuscripts of the Gospels which, like that of
Rossano, present the letter of two pages reflect the archetypal product at Caesarea
by Eusebius in the early fourth century.

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THE HEALING OF THE BORN BLIND MAN

In the illumination two scenes of the healing of the blindman are depicted. In the
former, on the left, Christ, followed by Andrew and by a younger disciple, meets
the blind man, who, bending forward and leaning a stick against his breast, touches
Christ’s right hand and brings it to his eyes. In the right scene, the blindman pushes
himself to the edge of a tub to wash his face and, in front of a crowd of people, the
miracle is performed and the blindman opens his eyes.

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PARABLE OF THE GOOD SAMARITAN
In the scene we find on the right the representation of a town in the distance, while
in the foreground there is Christ bending and stretching his arms to help a naked and
wounded man, laying on the ground. Behind the man there is an angel who is giving
a golden cup to Jesus. In the following scene the wounded man is sitting on a donkey,
Jesus is walking in front of the animal, while putting some coins on the palms of the
hands of an innkeeper.
Because of the bad conditions of the parchment, half figure of the innkeeper, has
disappeared and what remains is a reddish shade of his head. According to Guglielmo
Cavallo, the angel, not mentioned by Luke, must have been inserted in the scene on
the base of an allegorical patriotic comment with allegorical popular interpretation.
According to it the Samaritan becomes Christ, the wounded man represents the fallen
Mankind and the hotel represents the Church.

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CHRIST’S TRIAL IN FRONT OF PONZIUS PILATE

The illumination, made full page, represents in the upper half, the scene of the
beginning of the trial: Jesus Christ is standing on the left, while Pilate is sitting
on a chair in the centre; at his back two young boys hold two golden sticks with
rectangular plates which represent some portraits. Christ fixes priest Caifa, while
priest Anna with black hair and beard, says the accusations. In the opposite part
there are five motionless men who look at Christ. Under the trial scene there is
Judas’s repentance. The left scene focuses on the restitution of the thirty denarii
to the priests and on their refusal. On the right Judas hanging from a tree finishes
the episode.

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THE CHOICE BETWEEN JESUS AND BARABBAS

In the upper half of the illuminated, Pilates is portrayed in the centre, sitting
in the same Court present in the illumination of Christ’s trial. On the sides of the
court a crowd of men gesticulate, while on the right a character wearing a uniform
is busy writing on a wax table. In the lower half of the page, on the left, Christ is
flanked by two officers, on the right Barabbas is with two warders and looks at
Pilates, expecting a decision from him. The warder dressed in red holds a rope
around Barabbas’s neck.

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MARK’S PORTRAIT

Mark’s portrait is the only figure of an Evangelist left in a Greek Codex of the
gospels prior to X century, as palaeographer G. Cavallo, pointed out. The evangelist
sitting, leans forward, his gaze being fixed on his right hand which rests on a large
roll open on his knee and with the title of his Gospel: Beginning of the gospel of
Jesus Christ, son of God. In front of him a female figure, wrapped in a blue gown,
probably, Saint Sophie, (Wisdom) seems to dictate what she must write.

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BEGINNING OF THE GOSPEL OF MATTHEW

An example of uncial writing in uppercase. The letters are pened in silver, but
the first three lines are in gold.

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ROSSANO,
the Byzantine pearl.
HOLY SAINT ACHIROPITA [ XII c. ]

Rossano’s Cathedral had already been built when in 1193 King Tancredi visited it.
The present building is built on two previous ones: the former dates back to the VI c.
and the latter to the centuries VIII IX. The building consists of three naves plus a fourth
made of four chapels and an apsidiole. The Church is the real visual evidence of the
history of the diocese: in it we find works and artifacts of every age. In the years they
were commissioned by the various bishops of the district: from the Byzantine mosaics
on the floor of the altar, to the wall paintings of the first years of the XX c, painted by
Capobianco. Then there are the wonderful marbles commissioned in the first years
of the XVIII c. by Moss. Adeodati. Among them there is the altar with the old and
worshipped icon of Our lady of Achiropita. According to the tradition, this icon dating
back to the VIII c., is not the work of an artist, but of the Mother of God, hence the name
of Achiropita which in Greek means “not made by the hand of a man”.

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SAINT MARK [ X c. ]

Another example of Byzantine architecture is the Church of Saint Mark. It has a


rectangular shape, it is aisleless and it is covered with wooden trussed beans. The
apse is semicircular with upper semidome with double lancet window.On the right
of the apse there is the image of Saint John Chrysostom holding in his hand an open
roll, written in Greek, in which you can read: ”Nobody of those who are slaves of the
wishes and lust for the fl esh is worthy”. On the left of the apse there is the head of
another saint, who, very certainly, is identifi ed as Saint Basilio. Outside the church
you can note the brick decoration in the apse, made of a double layer of bricks. The
upper part is herringbone arranged, while in the lower part the bricks are arranged
in the shape of an isosceles triangle. This kind of decoration, typical of the second
Byzantine golden age, allows us to date the building between the X-XI century.

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PANAGHIA [ X-XI c. ]

The church, founded in the X c., is the most important monument of Byzantine
art in Rossano. It lies in the area which in ancient times was called “Graecia” It has
the architectonic Greek cross plan, which is typical of the little Byzantine churches
built in Byzantium since the first years of the IX c., but which arrived in Calabria one
century later. The church has a homologous church in the Catholic of Stilo. Inside the
church there are two bodies: an original part with Greek Cross plan and the vestibule
added later, probably after the XV century. In 1928-34, during the restoration works,
on the left wall, at the back of the presbytery, a fragment of a fresco depicting a Ma-
donna Odigitria with Jesus came out (from the Greek the woman who points to the
road, therefore the woman who teaches).

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SAINT MARY OF PATIR [ 1095 ]

The abbey was founded in 1095 by Saint Bartholomew from Simeri, thanks to the
help of Count Ruggero and Norman admiral Cristodulo. It was dedicated to Saint
Mary New Odigitria, even if it is known as Saint Mary of Patir, or, according to
the popular pronunciation, of Patire. The use of this name, from the Greek word?
(pater, pronounced in Modern Greek patir, that is father) testifies to the particular
devotion to the founder father). Since the origins, the building had problems of
“ownership”.
The Archbishop of Rossano, Nicola Malena, laid claims of jurisdiction. According
to the Byzantine law the ownership of the building and the autonomy was forbidden
to the monks. In this way Saint Bartholomew from Simeri went to Rome where he
managed to obtain from Pope Pasquale II the immunity from the Bishop’s authority.
The great cultural tradition of the Monastery of Patir, concerning the constructive,
calligraphic and illuminating activity, begins with Saint Bartholomew from Simeri
and continues with archimandrite Luca, who, in 1137, commissioned to sculptor
Gandolfo the font, now hosted at the Metropolitan Museum in New York. In 1149
Luca’s successor, Abbot Blasius, commissioned the wonderful mosaic floor. In it,
inside four big rotae a centaur, a griffin, a lion and a unicorn appear. Another im-
portant personality was Atanasio Calcheopulo (1448-1458), client of the table of the
new Odigitria which is in the church of Saints Peter and Paul in Corigliano. In 1809
the monastery was abolished by the French. In 1915 the structure was sold to the
State and, at present, it is ownership of Afor.

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SAINT MARY OF PATIR, (inside).

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