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Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza

Sede di Treviso

Dispensa integrativa per il


Corso di Economia Politica
(S. Solari)
Geometria analitica
Tassi di crescita, capitalizzazione e sconto
Funzioni statistiche

Anno accademico 2007-2008

Geometria analitica
Questa dispensa stata pensata come ausilio agli studenti di Giurisprudenza
che si trovano in difficolt con gli strumenti della geometria analitica e della
statistica comunemente utilizzati nei corsi di base di economia politica.

L'espressione matematica di problemi economici


La rappresentazione matematica dei fenomeni economici (formalizzazione)
richiede l'individuazione delle variabili attraverso le quali si vogliono
rappresentare i fenomeni. Il concetto di variabile indica un fenomeno che pu
assumere manifestazioni di diversa intensit nel tempo (o nello spazio). Possiamo
individuare due tipi fondamentali di variabili, quelle qualitative e quelle
quantitative. Nel primo caso il fenomeno viene descritto da propriet
tendenzialmente non ordinabili (per es. una mela pu essere gialla, rossa o
verde). Nel caso delle variabili quantitative, la manifestazione del fenomeno
consente una misura ordinabile delle sue propriet e quindi associabile al campo
dei numeri reali (oppure naturali o razionali). In questa sede ci occupiamo solo di
variabili quantitative.
La rappresentazione matematica di qualsiasi evento (inclusi quelli economici)
implica l'identificazione delle variabili che lo rappresentano in modo significativo.
Ad esempio, se studiamo il problema dell'aumento dei prezzi, dobbiamo elaborare
una misura statistica dell'evento (l'indice dei prezzi al consumo dell'ISTAT). In
secondo luogo, dobbiamo identificare quali altri elementi entrino in gioco, per
esempio, i costi di produzione oppure il reddito disponibile dei consumatori.
Infine, la teoria economica esprime delle ipotesi sulle relazioni che legano le
variabili che definiscono il fenomeno. Quindi, esprimere matematicamente
(formalizzare) un fenomeno economico significa individuare delle relazioni
funzionali in grado di descrivere l'andamento delle variabili fondamentali.
Nell'esempio precedente, significa individuare il legame tra la variazione dei costi
di produzione di una serie di beni e la variazione dell'indice dei prezzi al consumo.
In un legame funzionale individuiamo delle variabili indipendenti e delle
variabili dipendenti. Tale definizione dipende dal fatto che vogliamo studiare
come si modificano i valori della variabile dipendente al variare di quella
indipendente. Tale relazione pu essere espressa in due modi:
Y=f(X)

la variabile Y (dipendente) assume valori diversi al variare della X


(indipendente) in modo descritto dalla funzione f.

Y=Y(X)

la variabile Y (dipendente) dipende funzionalmente dalla X (sempre


indipendente). Quest'ultima notazione pi utilizzata quando non
si conosce il tipo di funzione che lega le due variabili.

Ci possono essere pi variabili indipendenti quando un fenomeno, descritto


dalla variabile Y, viene a dipendere da pi di una variabile: Y=Y(X, Z, W, ).
2

Potremmo per esempio sostenere che l'aumento dei prezzi al consumo dipende
sia dal costo del lavoro, sia dal costo delle materie prime, sia da un eccesso di
domanda dei consumatori.
I parametri sono quelle grandezze che rimangono costanti al variare del
fenomeno. Vengono espressi da numeri reali (1, 5, 3,6).
Una funzione del tipo

Y=2X

Ci dice che la grandezza della variabile Y sempre il doppio della X. Se il costo


di produzione di una merce (X) pari a 4, allora il prezzo al consumo Y sar pari
a 8, se X 10, allora Y sar eguale a 20 (e cos via).
Una funzione del tipo

Y=0,5X+2

Ci dice che la grandezza della variabile Y sempre la met della X aumentata


in modo costante di due unit. Se X pari a 4, allora Y sar pari a 2+2=4, se X
10, allora Y sar eguale a 5+2=7 (e cos via).
Per fornire una rappresentazione grafica in due dimensioni dei fenomeni si
utilizza il piano cartesiano. Per convenzione, si rappresenta la variabile
indipendente in ascissa (asse orizzontale) e quella dipendente in ordinata (asse
verticale).
Fig.1 Le rette nel piano cartesiano
Y=2X

Y=0,5X+2

In corrispondenza dell'incrocio degli assi (origine) entrambe le variabili


assumono valore pari a zero. Man mano che ci si allontana dall'origine le variabili
assumono valori sempre pi elevati. La rappresentazione di una funzione non
altro che il tracciare le grandezze che assume la Y man mano che X assume
valori sempre pi elevati, partendo dall'origine e spostandosi verso destra.
Il modo pi semplice di rappresentare una funzione come quelle indicate di
procedere per punti. Si attribuiscono i valori 0,1,2,3,4 alla X e si calcola il
corrispondente valore della Y.
Per Y=0,5X+2:
X=
Y=

0
2

1
2,5

2
3

3
3,5

4
4

5
4,5

Lo studio di relazioni lineari


Le relazioni lineari sono quelle che riguardano variabili non elevate a potenza.
Nel piano cartesiano rappresentano delle rette. La retta denota una
proporzionalit tra due fenomeni. La proporzionalit pu essere diretta o inversa.
Nel primo caso al crescere di X il valore di Y aumenta. Nel secondo caso Y
diminuisce.
Le caratteristiche fondamentali della relazione funzionale espressa
dall'equazione di una retta che ci permettono di individuare la sua posizione sono
la pendenza e l'intercetta. Queste due propriet sono definite dai parametri
dell'equazione. Rappresentando i parametri di una retta con le lettere B e C,
definiamo l'equazione tipo di una retta in questo modo:
Y=b*X+c

(* la moltiplicazione)

Il coefficiente b rappresenta la pendenza della retta in quanto determina la


proporzione tra le due variabili. Il termine noto c indica la posizione in verticale in
quanto rappresenta l'intercetta della retta sull'asse delle ordinate (Y).
La pendenza della retta viene calcolata come rapporto tra l'incremento della
variabile Y (in verticale) e l'incremento della variabile X (in orizzontale). Quindi,
per uno spostamento della variabile indipendente X di DE, ottengo un incremento
EF della variabile Y. Il rapporto EF/DE mi indica la pendenza della retta, nel
grafico 0,5 ovvero 50%.
Fig.2 Pendenza della retta
Y

c=2

Y=0,5X+2

F
E

FE/DE=0,5

0
X
Prendendo un incremento unitario di X, l'incremento di Y rappresenta la
pendenza o coefficiente angolare della retta.
Il termine c rappresenta il valore di Y quando X=0 (intercetta). Quindi il
valore assunto da Y quando la retta interseca l'asse delle ordinate. Un altro punto
utile per tracciare la retta l'intercetta con l'asse delle ascisse (X). Si trova
ponendo Y=0 e trovando quindi che X=-c/b. Nel caso dell'equazione sopra
utilizzata, X=-4.
La retta inclinata negativamente se b<0 (minore di 0). Pi elevato il valore
assoluto (a prescindere dal segno) di b, pi verticale la posizione della retta.
Una retta con un b molto elevato tender ad essere verticale. Quando il
coefficiente b pari a 0, la retta orizzontale e parallela all'asse delle X.
Lequazione di una retta orizzontale Y=C dove il termine X sparisce in quanto il
suo coefficiente pari a 0.
4

Fig.3 Le pendenze delle rette


b=4
b=-2

b=1
b=2

b=-1

b=0,5
b=-0,5

b=0,25

Considerato che il verso privilegiato quando analizziamo delle curve sul piano
cartesiano da sinistra verso destra, la retta inclinata negativamente (b<0)
descrive valori decrescenti di Y - proporzionalit inversa. La retta inclinata
positivamente (b>0) descrive valori crescenti di Y in funzione di X proporzionalit diretta.
Curve non lineari e pendenze
Una buona parte delle relazioni economiche non si esprime attraverso rette ma
bens attraverso funzioni non lineari. Molte grandezze tendono infatti in un primo
tempo ad aumentare per poi arrestarsi e quindi calare.
Fig.4 Le principali funzioni

Parabola convessa
Y=aX2+/-bX+c

Parabola concava
Y=-aX2+/-bX+c

esponenziale
Y=eX

Iperbole
Y/X=c

logaritmo
Y=lnX

Le principali forme funzionali sono riportate nella fig.4. In questa sede tuttavia
non ci interessa approfondire l'analisi funzionale, ma presentare solo alcuni
principi fondamentali. In genere siamo interessati all'andamento locale di una
funzione e quindi allo studio della sua pendenza, dei suoi massimi o minimi.
La caratteristica delle funzioni non lineari che, contrariamente alla retta, la
pendenza cambia di punto in punto. La prima parabola riportata nella figura 4,
per esempio, si caratterizza per pendenze molto elevate in prossimit dello 0 (di
X)(salita). Poi, man mano che ci si allontana dall'origine, la pendenza diminuisce
sino a divenire pari a zero (piano). Quindi incomincia a divenire negativa
(discesa).
Al fine di calcolare la pendenza di una curva, si rappresenta la retta tangente
alla curva nel punto in cui si vuole studiarne l'andamento. Per calcolare la
pendenza nel punto P, si calcola il rapporto tra incremento verticale ed
orizzontale della retta tangente (il suo valore b).

Fig.5 Pendenze puntuali di una curva


n1

TG1

m1
TG2

P1

P2
P3

TG3
m3
n3
X

Di conseguenza, nella figura 5, il punto P1 ha una pendenza positiva e pari


circa ad 1 in quanto il rapporto m1/n1 prossimo all'unit (m1=n1). Spostandosi
verso destra, la pendenza della curva tangente diminuisce e in P2 diviene pari a
0. Ci significa che per ogni incremento di X che consideriamo sulla tangente
l'incremento di Y pari a 0 e rende nullo il rapporto m2/n2. Spostandosi ancora
verso sinistra, TG3 diviene negativa (b<0) in quanto l'incremento m3 ora
negativo (contrario al verso dell'asse delle ordinate). In questo caso la pendenza
approssimativamente pari a -1.
La pendenza di una funzione in un punto pari alla derivata della funzione in
quel punto. Matematicamente si calcola rendendo infinitesimo (molto piccolo)
l'incremento delle variabili X e Y. Quindi la derivata nel punto P1 della funzione
Y(x) pari al limite, per x che tende a 0 dell'incremento !Y/!X (calcolato come
incremento della curva). Se prendiamo incrementi di X molto piccoli questo
valore tender ad approssimare la tangente alla curva in P1. Se invece, come
nella figura 6, l'incremento !x elevato, allora tangente e rapporto !y/!x non
coincidono.

Fig.6 Derivata nel punto P1


TG1

n1

m1
P2
!y

P1
!x

X
Di conseguenza, il rapporto !y/!x eguale al rapporto m1/n1 solo quando
prendiamo incrementi di X (cio !x) infinitesimi.
La derivata di una funzione
Il ragionamento condotto sino ad ora ha introdotto il concetto di derivata di
una funzione in un punto. Possiamo definire la derivata di una funzione come la
rapidit con la quale tende ad aumentare la variabile dipendente (ordinata)
rispetto alla variabile indipendente. La funzione derivata di una funzione
l'insieme dei valori assunti dalle pendenze calcolate in ogni suo punto. In genere
la funzione derivata di Y(x) si scrive Y'(x) oppure !y/!x, dove ! indica
lincremento infinitesimo della variabile x o y.
Per ottenere analiticamente questa funzione si adottano le regole riportate
nella tabella 1.
Tab.1 Quadro riassuntivo delle regole di derivazione
Funzione originale Y=Y(X)

Derivata Y'= Y'(X)

Y=c

(costante)

Y'= 0

Y=aX

(con a parametro, a=1,2,3)

Y'= a

Y=aXn

Y'=n*aXn-1 (n esponente e n-1 la


diminuzione di grado della variabile)

Y=X-n = 1/Xn

Y'= -n*1/Xn+1

Y=X1/2 = "X

Y'= 1/2*1/"X

Y=aX

Y'= aX*logea

(con a>0)

Y'= logaX

Y'=1/X*logae (se a=e, allora=1/X)

(*) indica moltiplicazione

In pratica, per gli scopi del corso di Economia politica, sufficiente ricordare
che:
1) La pendenza di una retta costante. Quindi la derivata di una retta una
costante.
2) La pendenza di una retta orizzontale sempre eguale a zero.
3) I punti in cui la derivata di una funzione pari a zero (tangente orizzontale)
sono dei punti di minimo o di massimo. Esiste tuttavia la possibilit che vi sia
un punto di flesso. Per verificare analiticamente di quale punto si tratti, si
calcola il segno la derivata seconda: Y''(x). Si tratta della pendenza della curva
che indica il variare della pendenza delle funzione originaria. Se in prossimit
del punto P o, la derivata costantemente crescente (Y''(Po)>0), si tratta di un
minimo, se costantemente calante (Y''(Po)<0)si tratta di un massimo. Se
prima decresce e poi aumenta allora si tratta di un flesso.
Figura 7 Massimi e minimi

Po

flesso

Massimo

Minimo

tg

Po

Po

tg

tg

Valore medio e marginale


La principale applicazione dei concetti sino a qui esposti consiste nel riuscire a
comprendere e applicare la differenza tra il valore medio e marginale di una
funzione.
Il valore marginale di una funzione calcolato come pendenza della funzione
in un punto e indica la tendenza dell'incremento della variabile dipendente
relativamente a quella indipendente [!y/!x calcolato in P 0(x1,y1)].
Il valore medio di una funzione si calcola come media dei valori assunti dalla
funzione sino al punto in questione. Il valore medio di una funzione a sua volta
una funzione che pu essere scritta come:
funzione media: Y(x)/x
Fig.8 Media di una funzione
P0 (x1,y1)
y1
MEDIA:

Y1/X1

TG:

!Y/!X

x1
8

Si ottiene la media di una funzione in un punto calcolando la pendenza della


curva che congiunge l'origine con il punto in questione (fig.8), quindi calcolando il
rapporto y1/x1 delle coordinate del punto P0 (x1,y1).
Una propriet interessante della media che quella riferita ad una retta non
passante per lorigine, al contrario della derivata (pendenza), non costante.
Fig.10 media di una retta
P3 (x3,y3)

y
MEDIA:

Y1/X1

P1 (x1,y1)
TG: !Y/!X

P2 (x2,y2)
0

Se consideriamo la retta verde della figura 10, notiamo come la sua pendenza
sia costante, cio il rapporto !y/!x ha un valore costante in tutta la funzione. Il
valore medio invece cambia man mano che ci allontaniamo dallorigine. Quindi, il
valore y1/x1 calcolato nel punto P1 (x1,y1) superiore al valore y2/x2 calcolato nel
punto P2 (x2,y2) ed inferiore al valore y3/x3 calcolato nel punto P 3 (x3,y3).
La media della retta verde varia quindi da valori negativi dallorigine 0 al punto
A dove interseca lasse delle ascisse. Nel punto A ha valore zero, poi incomincia
ad assumere valori positivi e crescenti in modo continuo sino ad un massimo, per
x tendente allinfinito, in cui la media pari al valore della pendenza.
Fig.11 Costi medi e marginali
C

Costi totali

P4
P3
P2

Costi variabili

P1

cf

Costi fissi

0
C
CM

x
P1
P2
P3

P4

Costo medio

Costo marginale

Le propriet della media e della derivata si utilizzano per rappresentare i costi


medi unitari ed i costi marginali di una produzione al variare della quantit
prodotta. Nella parte superiore della fig.11 rappresentata la funzione di costo
totale di una produzione come somma dei suoi costi fissi (non variano al variare
della produzione) e costi variabili (che aumentano man mano che aumenta la
quantit prodotta). I costi fissi sono rappresentati da una retta orizzontale in
quanto il valore del costo costante ed indipendente dalla quantit di beni x
prodotti. Qualsiasi sia il valore di x (quantit prodotta) il valore del costo fisso
costante e pari a CF. I costi variabili (per es. lavoro, materie prime), sono
rappresentati da una retta inclinata positivamente in quanto aumentano
proporzionalmente alla quantit prodotta. Tali costi, al contrario di quelli fissi,
sono pari a zero quando non si svolge alcuna produzione. I costi totali sono la
somma dei due tipi di costi e quindi vengono rappresentati da una retta della
stessa inclinazione di quella dei costi variabili ma traslata verso lalto di un valore
pari ai costi fissi.
La pendenza dei costi totali costante e pari a quella dei costi variabili. Quindi
i costi fissi non incidono sulla pendenza della curva dei costi totali. Ci significa
che lincremento di costo al variare della produzione pari allincremento di costo
variabile e viene definito costo marginale. La rappresentazione del costo
marginale C nel grafico sottostante (fig.11) quindi una retta orizzontale con
altezza (intercetta con lasse dei costi medi e marginali) pari al valore della
pendenza dei costi totali (variabili). In questo caso i costi marginali sono quindi
costanti.
Il costo medio di produzione, cio il costo medio dellennesima unit di bene
prodotta, invece varia. Nella parte superiore della fig.11 si nota che la retta che
congiunge ogni punto della retta dei costi totali allorigine per valori bassi di x
molto pendente, poi, man mano che x assume valori pi elevati essa diviene
meno inclinata. Ci significa che il valore medio declina allaumentare della
produzione (x). Al limite, per produzioni molto elevate il valore medio tender ad
avvicinarsi a quello marginale, ma senza diminuire al di sotto di esso. La ragione
che i costi fissi incidono in modo pi pesante su ogni unit prodotta se
produciamo poche unit. Se la produzione molto elevata i costi fissi si
spalmeranno su pi beni e quindi la loro incidenza unitaria sar meno rilevante.
Quindi la rappresentazione grafica del costo medio una curva che in un primo
tempo tende a diminuire rapidamente, poi diviene sempre pi piatta
avvicinandosi sempre pi alla retta orizzontale che rappresenta il costo marginale
senza intersecarla mai.
I costi variabili possono non avere un andamento lineare e quindi i costi
marginali saranno a loro volta descritti da curve non lineari. In questo caso le
curve dei costi marginali e dei costi medi possono intersecarsi.

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Tassi di Crescita, Capitalizzazione e Sconto

Tasso di crescita
Il modo fondamentale di rappresentare il cambiamento di una variabile di
calcolare il suo tasso dincremento relativamente alla variabile indipendente.
Questultima in genere il tempo. Quando diciamo che linflazione nellanno 2004
stata del 2,8% identifichiamo due variabili: il livello dei prezzi (variabile
dipendente) ed il tempo (indipendente). Se il 1.1.2004 il livello dei prezzi era pari
a 100 e al 31.12.2004 esso era pari a 102,8, linflazione pari al 2,8%. stata
calcolata seguendo le convenzioni internazionali come variazione dei prezzi (2,8)
sul livello iniziale dei prezzi (100), nellintervallo di tempo unitario pari ad un
anno. Quindi, la formula per calcolare linflazione # non altro che il tasso
dincremento del livello dei prezzi che si esprime con il seguente rapporto:

" =

P1 # P0
P0

in cui il tempo non trova espressione in quanto assunto pari allunit.

Allo stesso modo si esprime il tasso dinteresse, che non altro che la
variazione percentuale di una somma di denaro nellunit di tempo. Se ottenete
un prestito di 100.000 euro dalla banca per un anno al tasso dinteresse dell8%
significa che tra un anno dovrete restituire 108.000 euro, cio il capitale
originario aumentato dell8%, che in questo caso sono 8.000 euro.
A volte questa operazione si effettua nellaltro senso e viene chiamata
operazione di sconto. Se ad esempio possedete un titolo di credito che vi d
diritto a ricevere una somma di 10.000 euro tra un anno ed avete bisogno di
incassare del denaro immediatamente situazione frequente per le imprese
allora potete proporre alla banca di scontarvi tale effetto anticipandovi la
liquidit. La banca vi domander un compenso per tale operazione (a parte le
commissioni fisse) in percentuale sul valore del titolo: in pratica vi sconta leffetto
applicando un tasso dinteresse. Se questo interesse del 10%, la banca vi
anticipa 9.090,9 euro. Questo perch se aumentiamo 9.090,9 del 10% otteniamo
10.000.
La stessa cosa capita se acquistate un Buono del Tesoro ad un anno.
Acquistate 100.000euro di valore tra un anno pagandole immediatamente
96.000euro. Quale sar il tasso dinteresse pagatovi dal governo italiano? Non
del 4%, ma bess leggermente pi elevato in quanto calcolato a partire da 96.000
e non da 100.000. Lo otteniamo rapportando 100.000/96.000, che significa
1,041667. Linteresse quindi del 4,1667%. Va fatta quindi attenzione a qual
la base (P0) alla quale applicare il calcolo.
Le cose si complicano se il riferimento temporale non pi un anno ma periodi
di tempo pi brevi o pi lunghi. In questo caso necessario considerare delle

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formule generali che tengano conto di tutti i fattori variabili e tenere presente le
convenzioni in materia.
Capitalizzazione
Il primo problema calcolare la variazione di valore di una variabile dato un
saggio dincremento. Ci significa, sapendo il valore di partenza S0, calcolare la
misura della variabile S dopo la sua crescita al tasso r. In termini monetari, si
pensi al problema di calcolare quanto ammonter il vostro deposito a risparmio
postale dopo un certo periodo di tempo (in cui non prelevate n versate alcuna
somma) in ragione del tasso dinteresse concessovi. Nel caso di un periodo di un
anno il calcolo semplice e labbiamo gi affrontato. Formalmente possiamo
esprimere il problema in questi termini:
S1= S0 +r* S0

cio

S1= S0*(1+r)

La soma finale S1 (1 lindice temporale) pari a quella iniziale pi la somma


iniziale moltiplicata per il tasso dincremento (che pu essere positivo o
negativo). Il tasso r si esprime in percentuale e si ricorda che 5%=5/100=0,05:
Se S0 =100 e r=5%, allora S1= 105.
Se il periodo comprende pi anni (n), ed il tasso varia di anno in anno, allora
la formula si allunga e la cifra iniziale depositata viene moltiplicata per tutti i
saggi dinteresse.
Sn= S0*(1+r0)*(1+r1)*(1+r2)*(1+r3)* *(1+rn)
In pratica, il secondo anno il nuovo tasso dinteresse r1 e viene applicato al
capitale iniziale aumentato dellinteresse maturato nel primo periodo [ S0*(1+r0)]
*(1+r1). Il terzo anno si applica il nuovo tasso dinteresse al capitale iniziale gi
rivalutato dallo stesso calcolo dei due anni precedenti [S0*(1+r0)*(1+r1)] *(1+r2).
E cos via Lo stesso procedimento si applica se invece di un credito possedete
un debito e gli interessi sono passivi.
Se il tasso dincremento costante, allora la formula si semplifica.
Sn= S0*(1+r) n
Anatocismo
La legge prevede che gli interessi si applichino annualmente e sanziona
lanatocismo che la pratica di calcolare la maturazione di interessi passivi su
termini pi frequenti dellanno ai debiti (pi frequente del calcolo della
maturazione degli interessi attivi).1 Infatti se calcoliamo la maturazione degli
interessi quattro volte in un anno il meccanismo di accumulazione degli interessi
passivi far emergere alla fine dellanno un debito pi elevato. Per esempio,
Art. 1283 Codice Civile: Anatocismo. In mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti
possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di
convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno
per sei mesi (disp. di att.al c.c. 162).
La sentenza della Cassazione 21095/04 a Sezioni Unite conferma la nullit della clausola
relativa anatocismo (capitalizzazione degli interessi).
1

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avete un debito di 100 con la banca che vi applica un interesse passivo del 10%.
Il vostro debito alla fine dellanno, in condizioni normali sar di 110. Se invece si
definisce una situazione di anatocismo, il vostro debito sar di 110,38 in quanto
ogni trimestre vi stato ricalcolato il capitale a debito includendo gli interessi
scaduti. Notate che del 3,8% superiore al primo.
Valore attuale
Calcolare il valore attuale di una grandezza monetaria futura comporta il
calcolo inverso a quello affrontato sino ad ora. Nel caso in cui il tasso dinteresse
sia costante,

Vp =

Vf
(1+ r) n

Il valore presente Vp pari al valore futuro Vf scontato di r per n anni. Se r


cambia di anno in anno allora sar necessario differenziare il denominatore.

Vp =

Vf
(1+ r1 )(1+ r2 )...(1+ rn )

Pi complicata ancora si fa la situazione se vogliamo tenere conto del flusso di


reddito di unattivit produttiva. Possediamo infatti un patrimonio che ci
garantisce un reddito R ogni anno e vogliamo sapere qual il valore attuale di
questi redditi futuri se il costo opportunit del denaro (il tasso dinteresse r)
costante.

VA =

R
R
R
R
R
+
+
+
...+
2
3
4
(1+ r) (1+ r) (1+ r) (1+ r)
(1+ r) n

VA il valore attuale del flusso R per gli anni da 1 a n, scontato al presente


attraverso il tasso costante r. Questa formula vale nel caso di tassi dincremento
costanti. In caso r vari, necessario tenere conto in ogni periodo di tutti i tassi
sino ad allora applicati. Se R varia di anno in anno basta tenerne conto nella
formula inserendo un R variabile.

A=

R1
R2
R3
Rn
+
+
+ ...
(1+ r1 ) (1+ r1 )(1+ r2 ) (1+ r1 )(1+ r2 )(1+ r3 )
(1+ r1 )(1+ r2 )...(1+ rn )

Se n molto grande ed r e R sono ipotizzati costanti, il risultato che

A=R/r.
Questo un algoritmo molto utilizzato per calcolare il valore capitale di un
bene che produce un certo reddito R. Per esempio, il valore di un immobile che ci
garantisce un affitto di 10.000euro allanno (al netto delle spese), considerando
che il tasso dinteresse su unattivit finanziaria di pari rischio il 5%, pu essere
stimato in 200.000euro. Se invece r fosse 8% VA sarebbe 125.000euro. Il valore
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diminuisce perch con un pi elevato tasso dinteresse redditi pi lontani nel


tempo assumono un minor valore al presente.
Numeri indice
Le statistiche di fenomeni in continua evoluzione sono spesso offerte sotto
forma di numeri indice. Questi esprimono landamento dei fenomeni in modo da
poter derivare facilmente i tassi di crescita a partire da qualsiasi periodo.
In genere, lintensit del fenomeno fatta pari a 100 nellanno base, per poi
esprimere il cambiamento del fenomeno in proporzione. Quindi si indicano le
variazioni dintensit della variabile in proporzione al valore della base. Per
esempio, se il livello dei prezzi un numero molto elevato fatto pari a 100 nel
1995 e nel 1996 in proporzione pari a 104,5, allora laumento dei prezzi stato
del 4,5%. Non abbiamo quindi bisogno di conoscere il livello assoluto dei prezzi in
quanto i numeri indici esprimono landamento in proporzione. Si tratta, in effetti
di una proporzione:
x0/b0=x1/b1
dove X il valore assoluto della variabile, al tempo 0 e 1, e b la base pari a
100 nel periodo 0 e pari allindice 104,5 nel periodo 1.
I numeri indici si trovano utilizzati spesso nelle statistiche dellISTAT. Per
esempio, la tabella sottostante riporta landamento dei prezzi al consumo per la
provincia di Treviso.
'ISTITUTO DI STATISTICA - SERVIZIO DELLE STATISTICHE DEI PREZZI
2 - PREZZI AL CONSUMO
2.1 - PREZZI AL CONSUMO PER L'INTERA COLLETTIVITA'

Tav.2.1.3 - Numeri indici dei prezzi al consumo per l'intera collettivit per capitoli - Base: dic.1998=100 - Treviso
Capitoli

2000

2001

2002

2003

Alimentari e bevande analcoliche

103,5

108,0

111,3

113,7

nov-04
114,6

Bevande alcoliche e tabacchi

102,1

105,3

107,0

113,9

123,8

Abbigliamento e calzature

104,1

107,4

111,1

114,0

117,2

Abitazione, acqua, elettricit e combustibili

108,5

111,5

110,8

114,6

123,5

Mobili, articoli di arredamento, servizi domestici

104,0

106,6

109,0

110,4

113,9

Servizi sanitari e spese per la salute

103,9

105,7

110,1

110,8

111,6

Trasporti

106,4

107,6

109,7

112,2

116,4

Comunicazioni

94,6

92,4

91,1

89,4

81,4

Ricreazione, spettacoli,cultura

100,8

102,6

106,1

107,3

109,5

Istruzione

103,9

105,2

106,8

108,0

112,0

Alberghi e pubblici esercizi

109,1

112,4

118,2

122,9

123,9

Beni e servizi vari

107,2

115,4

118,8

122,6

125,8

Indice generale (con tabacchi)

105,0

108,1

111,1

113,5

116,4

Indice generale (senza tabacchi)

105,0

108,1

111,0

113,4

115,9

(1) Gli indici non sono stati calcolati per mancata rilevazione dei prezzi

Fatti pari a 100 i livelli dei prezzi nel 1998 delle categorie di beni indicate, la
tabella riporta (con lesclusione del 1999 per assenza di rilevazioni) landamento
negli anni successivi. Si nota che il costo delle comunicazioni diminuito a 81,4,
mentre sono aumentate tutte le altre categorie. I beni e servizi vari sono rincarati
pi delle altre voci essendo aumentati a 125,8 alla fine di novembre 2004.
Passare da un numero indice ad un tasso di crescita si rivela molto semplice,
ma va fatta attenzione allintervallo temporale. Il tasso dincremento
semplicemente

14

x1/x0=1+r
Infatti, se vogliamo calcolare la variazione tra il 2003 e il 2002 dellindice
generale, rapportiamo
113,5/111,1=1,0216

e cio

1+2,16%

La stessa cosa avviene se voglio calcolare laumento dei costi per labitazione,
acqua, elettricit ecc. tra il 1998 e il 2003:
114,6/100=1,146

e cio

1+14,6%

questo 14,6% tuttavia non pu essere raffrontato con 2,16% in quanto


questultimo definito su base annua, il primo su 5 anni. Lo stesso problema ci si
pone se calcoliamo la variazione tra novembre 2004 e il 2003 (7,77%), che
essendo su 11 mesi non pu essere confrontata con quella annuale del 2003
(3,43%). La variazione annuale del 2004 sar probabilmente diversa dal 7,77%
in quanto manca ancora al momento in cui viene scritto questo testo - la
rilevazione di dicembre. Per ottenere gli indici annuali vi sono due possibilit. Si
pu considerare il tasso dincremento di ciascuno dei 5 periodi, oppure si pu
calcolare un tasso di crescita media annuale. Questultimo ha il vantaggio di
dimensionare al lasso temporale standard il tasso di variazione rendendolo
confrontabile e pi facilmente comprensibile. Per calcolare il tasso medio basta
trovare il tasso che applicato n volte ci d il risultato complessivo. Nel nostro
caso, lindice di fine periodo (2003) 114,6 e la base 100. Quindi dobbiamo
trovare quel tasso r dincremento che applicato 5 volte da 100 ci porta a 114,5.
114,5=100(1+r)5
1+r=(1,145) 1/5

e quindi

r=2,75

2,75 un valore confrontabile con altri tassi annuali come il 2,16% calcolato in
precedenza. Il tasso dincremento medio pu anche essere calcolato come la
pendenza della retta dinterpolazione dei numeri indici (ma questo va al di l delle
nostre esigenze).
I numeri indici possono presentare dei cambiamenti di base, come messo in
evidenza dalla tabella degli indici ufficiali di rivalutazione monetaria dellISTAT.
FOI(nt) 2.1 - INDICI NAZIONALI DEI PREZZI AL CONSUMO PER LE FAMIGLIE DI OPERAI E IMPIEGATI
INDICE GENERALE, AL NETTO DEI CONSUMI DI TABACCHI

ANNO

GEN

FEB

MAR

APR

1993
1994
1995

102,3*
106,6*
110,7*

102,7*
107,0*
111,6*

102,9*
107,2*
112,5*

103,3*
107,5*
113,1*

1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004

102,4*
105,1*
106,8*
108,2*
110,5*
113,9*
116,5*
119,6*
122,0*

102,7*
105,2*
107,1*
108,4*
111,0*
114,3*
116,9*
119,8*
122,4*

103,0*
105,3*
107,1*
108,6*
111,3*
114,4*
117,2*
120,2*
122,5*

103,6*
105,4*
107,3*
109,0*
111,4*
114,8*
117,5*
120,4*
122,8*

MAG

GIU
LUG
AGO
BASE: ANNO1992=100
103,7* 104,2* 104,6* 104,7*
107,9* 108,1* 108,4* 108,6*
113,8* 114,4* 114,5* 114,9*
BASE: ANNO1995=100
104,0* 104,2* 104,0* 104,1*
105,7* 105,7* 105,7* 105,7*
107,5* 107,6* 107,6* 107,7*
109,2* 109,2* 109,4* 109,4*
111,7* 112,1* 112,3* 112,3*
115,1* 115,3* 115,3* 115,3*
117,7* 117,9* 118,0* 118,2*
120,5* 120,6* 120,9* 121,1*
123,0* 123,3* 123,4* 123,6*

SET

OTT

NOV

DIC

MEDIA

104,8*
108,9*
115,2*

105,5*
109,5*
115,8*

106,0*
109,9*
116,5*

106,0*
110,3*
116,7*

104,2*
108,3*
114,1*

104,4*
105,9*
107,8*
109,7*
112,5*
115,4*
118,4*
121,4*
123,6*

104,5*
106,2*
108,0*
109,9*
112,8*
115,7*
118,7*
121,5*
123,6*

104,8*
106,5*
108,1*
110,3*
113,3*
115,9*
119,0*
121,8*
123,9*

104,9*
106,5*
108,1*
110,4*
113,4*
116,0*
119,1*
121,8*

103,9*
105,7*
107,6*
109,3*
112,1*
115,1*
117,9*
120,8*

Questi numeri rappresentano la statistica ufficiale della svalutazione dei valori


monetari. Lequivalente in Lire di 100 euro del 1995 si svalutato del 23,9% al
novembre 2004. Da questa tabella non potete per sapere direttamente di
15

quanto si sono svalutati 100 euro del 1993. Per calcolarlo dovete tenere conto del
cambiamento di base avvenuto nel 1995. La media del 1995 pari a 114,1 ed
stata fatta pari a 100 per gli indici successivi. Quindi vi sono due proporzioni da
calcolare, la prima sino al 1995, la seconda successiva. Supponendo che si voglia
calcolare la svalutazione da aprile 1993 allultimo mese disponibile, ho bisogno di
due r che poi trasformer in un valore unico.
1+r1=114,1/103,3 = 1,1045

(aprile 1993-media 1995)

1+r2=123,9/100 = 1,239

(media 1995-novembre 2004)

a questo punto, moltiplichiamo i due tassi dincremento per ottenere quello


totale.
1+rtot=(1+r1)*(1+r2)

quindi

1+rtot= 1,369
La svalutazione complessiva dallaprile 1993 al novembre 2004 stata pari a
36,9%. In questo periodo, si perso pi di un terzo di potere dacquisto.

16

Funzioni statistiche

I principali indici statistici


La statistica si occupa dellelaborazione delle tecniche di misurazione dei
fenomeni per esprimere le loro propriet con indicatori sintetici e raffrontabili.
Consideriamo in questa sede solo variabili quantitative ed ordinabili. Una volta
individuata la misurazione corretta di un fenomeno e condotte le misurazioni, ci si
trova di fronte al problema di esprimere sinteticamente dei valori che
rappresentino il fenomeno studiato.
Si ipotizzi di avere ottenuto le seguenti misurazioni:
7, 1, 2, 6, 5, 3, 10, 2, 6, 1, 10, 2, 3, 8, 6, 10, 8, 10
abbiamo 18 osservazioni con di entit diversa. La prima cosa che si pu fare, per
aiutare lanalisi di queste osservazioni, ordinare i numeri per avere un quadro
pi chiaro.
1, 1, 2, 2, 2, 3, 3, 5, 6, 6, 6, 7, 8, 8, 10, 10, 10, 10
La prima e pi semplice misura di statistica descrittiva il CAMPO DI
VARIAZIONE. Definisce su quale campo sono disperse le osservazioni e si indica
con la misura del valore minimo e massimo raggiunti dalla serie. Nel nostro caso
il campo di variazione compreso tra 1 e 10: (1-10). questa misura permette
una confrontabilit con altri fenomeni che possono essere definiti su campi pi
piccoli (2-6), pi grandi (0-25), oppure essere definiti in ordini di grandezza
totalmente differenti (10.000-20.000) oppure (0,002-0,010).
In secondo luogo, si nota che alcuni valori sono ripetuti pi volte. Si definisce
caso il possibile valore della misurazione e frequenza il numero di volte esso
ripetuto. Il caso 6 ha frequenza 3. Il caso 10 ha frequenza 4. Il caso 4 ha
frequenza 0. Per cogliere meglio questo aspetto si possono ordinare le
osservazioni come nella tabella 2 che rende evidente la distribuzione delle
frequenze.
Tab.2 ordinamento e frequenze dei casi
1
1

2
2
2

3
3

6
6
6

8
8

10
10
10
10

A questo punto, vi sono altre misure statistiche in grado di descrivere la tab.2


in modo sintetico.
La MEDIA aritmetica semplice indica il valore centrale della serie sommando i
casi xi e rapportandoli al numero dei casi stessi.
n

"x
media =

i=1

n
17

Nellesempio considerato, vi sono 8 casi (n) la cui somma 42, quindi la


media semplice 42/8=5.25. La media ci dice che grandezza dovrebbe avere il
caso se tutte le misurazioni fossero eguali.
La MEDIA PONDERATA indica il valore centrale quando si consideri i diversi
pesi (frequenze) dei casi. Quindi si terr conto del fatto che il 10 compare 4 volte
e che quindi aumenta il peso di tale valore nella serie. Il simbolo xi indica ancora i
casi e ki indica la frequenza del caso i-esimo.
n

#x *k
i

media " ponderata =

i=1
n

#k

i=1

In questo caso il numeratore pari a 1*2+2*3+3*2+5+6*3+7+8*2+10*4 e


quindi a 100. Il denominatore pari alla somma delle frequenze:
2+3+2+1+3+1+2+4=18. La media ponderata quindi pari a 5.56. La media
ponderata ci fornisce unidea del baricentro della serie. pi elevata della media
semplice perch i casi dei numeri maggiori della media (6, 7, 8, 10) sono pi
frequenti di quelli inferiori. Si noti che la media ponderata nel nostro caso pari
alla media semplice applicata alle singole rilevazioni senza la classificazione in
casi (i diciotto numeri originali).
La MEDIA GEOMETRICA, che viene utilizzata meno di frequente, indica il
valore centrale della serie moltiplicando i casi ed estraendo la radice del loro
prodotto.

media " geometrica = n x1 x 2 x 3 ...x n

La media geometrica ci dice il valore del caso che moltiplicato per se stesso n
volte pari al prodotto dei casi. Nel nostro esempio, considerando solo i casi, la
media geometrica la radice a base 8 del risultato della moltiplicazione:
1*2*3*5*6*7*8*10=100.800. La radice ottava di questo numero 4,22. Nel
nostro esempio la media geometrica inferiore a quella aritmetica semplice.
Il campo di variazione ed il valore medio sono degli importanti indicatori
sintetici delle caratteristiche della serie ma non forniscono tutte le informazioni
utili a caratterizzala. Altri indicatori possono informarci sulla dispersione dei valori
o sui casi pi frequenti.
La MODA il caso di massima frequenza. Nel nostro esempio la situazione
molto particolare in quanto la moda il 10, cio un caso allestremit del campo
di variazione.
La MEDIANA il valore centrale della serie. Si ottiene dividendo in due il
campione. Nel nostro caso, avendo un numero pari di numeri, la mediana
compresa tra due valori, 6 e 6. Quindi la mediana 6.
La VARIANZA definita come somma degli scarti dei singoli casi dalla media.
Ci fornisce una misura della dispersione dei valori rispetto alla media. In alcune
serie i valori sono tutti concentrati attorno alla media e i casi estremi raccolgono
18

frequenze minori. Nel nostro esempio, invece, alcuni valori estremi (il 10)
assumono frequenze elevate e quindi la varianza relativamente elevata. La
formula assume configurazioni diverse a seconda che si consideri la media
semplice (prima formula) o ponderata (seconda formula).
n

#( x
var ianza =

" )

i=1

n
x
# ( i " ) 2 k i
n

var ianza =

i=1
n

#k

i=1

Se consideriamo la serie 1,2,3,5,6,7,8,10, si tratta di calcolare il quadrato


dello scarto di ogni caso dalla media. Considerando la media aritmetica semplice,
calcoliamo gli scarti, (5,25-1)2+(5,25-2)2+(5,25-3)2+(5,25-5)2+(6-5,25)2+(75,25)2+(8-5,25)2+(10-5.25) 2 = 67,5. Poi la dividiamo per il numero dei casi
(n=8):
67,5/8=8,4. La varianza semplice del nostro esempio quindi 8,4.
Il difetto di questa misura che comparabile solo con serie simili. Esistono
altri indici che risolvono questo problema, ma per un approfondimento di questi
argomenti si rinvia ad un libro di statistica.

La regressione

La regressione loperazione che permette di estrapolare lequazione di una


funzione a partire da una serie di misure della relazione intercorrente tra due
variabili. Questa equazione pu essere utilizzata per estrapolare la relazione oltre
il campo di variazione considerato.
Supponiamo di misurare il valore di due variabili: tasso di disoccupazione e
tasso dinflazione. Le misurazioni in diversi periodi di tempo offrono i seguenti
risultati:
Relazione tra inflazione e disoccupazione
Inflazione %

2,0

3,5

2,8

4,7

5,1

6,8

2,4

2,8

Disoccupazione %

9,0

8,2

8,6

7,0

6,4

4,8

6,9

7,6

Lobiettivo calcolare il coefficiente angolare ed il termine noto della retta che


meglio rappresenta il fenomeno espresso in questa serie. La retta di regressione
quella che minimizza la distanza dei punti dalla retta stessa (vi sono diversi
modi di calcolarla).
Nel nostro caso il coefficiente angolare 0,708 mentre lintercetta 9,978.
Ovviamente vi sono dei punti (corrispondenti alle coppie della serie) che si
trovano molto vicini alla retta e punti che si trovano pi distanti. La misura R2
indica la dispersione dei punti rispetto alla retta. R2 varia tra 0 e 1. Pi si avvicina
19

a 1 minore la lontananza dei punti dalla retta, migliore la qualit della


regressione. Nel nostro caso, R2 =0,737 un valore non eccellente (ma ottimo
per i fenomeni economici...).

Per esempio, la serie successiva presenta un R2 molto inferiore e ci indica una


maggiore difficolt della linea di regressione a rappresentare il fenomeno (figura
gialla).
1,5

2,8

2,9

4,7

7,6

8,4

3,5

2,8

10,8

8,6

7,6

10,3

2,2

6,9

12,3

20

La retta di regressione pu essere utilizzata per effettuare delle previsioni sul


comportamento di una variabile al variare dellaltra. Per esempio, prendendo la
prima serie, possiamo calcolare a che tasso dinflazione (y) corrisponda una
disoccupazione (x) del 6%. Sostituendo il valore 6% alla x dellequazione
y = -0,7086x + 9,9785
otteniamo
y = -0,7086*6 + 9,9785
y=5,7269
Ci significa che, data la relazione che sembra apparire dalle misure di
inflazione e disoccupazione nel tempo, una riduzione (aumento) della
disoccupazione al 6% probabile che ci porti a valori di inflazione prossimi al
5,7%.

Stefano Solari

25 marzo 2006

21