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CORSO DI LAUREA IN ECONOMIA AZIENDALE

ANALISI DI BILANCIO

APPUNTI DELLE LEZIONI TENUTE DAL PROF. VITTORIO PALERMO


A.A. 2014/2015

ARGOMENTO:
DALLIMPRESA AL BILANCIO

LIMPRESA COME SISTEMA DI RELAZIONI E SCAMBI


Il nostro obiettivo consiste nel definire limpresa, comprenderne i
meccanismi e le dinamiche di funzionamento, e dimostrare come il
bilancio desercizio costituisca la rappresentazione:
1. delle risorse impiegate dalla stessa cos come queste si presentano
al termine dellesercizio;
2. del risultato della sua attivit economica in un dato periodo.
Preliminarmente, occorre trovare una definizione di impresa che sia
funzionale ai nostri obiettivi di conoscenza e di analisi.
Il nostro ordinamento giuridico definisce limpresa solo indirettamente.
I riferimenti in merito sono costituiti dagli articoli 2082 e 2555 del codice
civile.
Lart. 2082 del codice civile definisce limprenditore come chi esercita
professionalmente unattivit economica organizzata al fine della
produzione o dello scambio di beni o di servizi. Lart. 2555 definisce
lazienda come il complesso dei beni organizzati dallimprenditore per
lesercizio dellimpresa. Tale espressione, intesa nel senso pi ampio,
comprende non solo i beni materiali ed immateriali, ma anche i rapporti
obbligatori, e quindi contratti, crediti e debiti
Su questa base, la dottrina considera limpresa come lattivit
economica organizzata dallimprenditore al fine della produzione o dello
scambio di beni o di servizi. In altri termini, lordinamento giuridico pone
laccento sullimprenditore, e, solo in via mediata, limpresa viene definita
come lattivit da questi posta in essere.
Nel linguaggio comune limpresa spesso indicata come un vero e
proprio soggetto economico-giuridico, operante in modo autarchico sul
mercato attraverso la domanda di fattori della produzione e lofferta di
prodotti.
In questa prospettiva, limpresa pu allora essere considerata come un
autonomo sistema di relazioni o scambi, organicamente posti in essere al
fine di realizzare un determinato obiettivo.
Per intendere il significato della definizione, occorre soffermarsi sul
termine sistema, volutamente utilizzato al posto del termine insieme.
Mentre un insieme costituito da una semplice pluralit di elementi
disgiunti, un sistema invece definibile come una pluralit di elementi (e

cio da un insieme), i quali per siano connessi ed interagenti tra loro, si


condizionino reciprocamente, e soprattutto siano tutti orientati al
raggiungimento di un determinato medesimo obiettivo. In altri termini,
quando dato riconoscere lesistenza di precise relazioni intercorrenti tra i
componenti di un insieme, e quando pure possibile definire il ruolo che
ciascuno di questi elementi svolge in rapporto allesplicazione di una
specifica funzione o al conseguimento di un determinato obiettivo, allora
tale insieme si configura come sistema.
Le condizioni necessarie per definire un sistema sono allora costituite
da:
1. un insieme di elementi;
2. precise relazioni che connettano organicamente tali elementi;
3. un obiettivo o una funzione in rapporto alla cui realizzazione o
esplicazione gli stessi elementi siano ordinati ed assumano uno specifico
ruolo.
Definire limpresa come un sistema significa pertanto riconoscere
lesistenza di tutte e tre le suddette condizioni.
In particolare possiamo definire unimpresa come il sistema coordinato
di relazioni e scambi organicamente posti in essere nellesecuzione di una
funzione economica, consistente nellacquisizione di fattori della
produzione, nella loro trasformazione in beni o servizi, e nella successiva
cessione di questi ultimi sul mercato.
In questa logica, se limpresa in quanto tale a costituire un vero e
proprio soggetto economico-giuridico operante in modo autonomo,
indipendente ed autosufficiente sul mercato attraverso la domanda di
fattori e lofferta di prodotti, anche il management e cio la componente
umana preposta alla guida, al coordinamento ed al controllo del sistema di
scambi costituisce solo uno dei fattori della produzione, con cui il
soggetto impresa istaura una relazione e di cui si serve per svolgere la
propria funzione economica.
Attraverso la costruzione di un semplice schema figurato, cercheremo
di cogliere il nesso esistente tra:
1. il sistema coordinato di relazioni e di scambi la cui esistenza
consente di prefigurare limpresa,
2. le risorse impiegate dallimpresa stessa in un dato momento, che
altro non sono come si vedr che gli elementi patrimoniali attivi e
2

passivi riconducibili alla definizione giuridica di azienda.


Lo schema o modello che costruiremo ci permette di rappresentare i
principi generali che ispirano e spiegano i comportamenti e la modalit
operative di qualunque impresa, che sia finalizzata alla produzione di beni
o di servizi, o anche allesercizio di pura attivit commerciale.
I concetti utilizzati sono quelli ampiamente diffusi in dottrina: la
peculiarit sta nel considerare gli stessi concetti in un unico quadro di
riferimento, ponendo laccento sulle relazioni esistenti tra:
la dinamica temporale delle operazioni dimpresa (cio i tempi in cui
sono materialmente eseguite), ed i componenti attivi e passivi del
capitale aziendale,
gli aspetti reali e quelli finanziari dellattivit economica.
*
*
*
Poniamo lattenzione sugli elementi costitutivi dellimpresa, cio sulle
relazioni e gli scambi che, considerati nel loro sistema, la raffigurano.
Preliminarmente individuiamo gli interlocutori dellimpresa, cio i
soggetti con cui sono instaurate le relazioni, e nei confronti dei quali sono
posti in essere gli scambi. Tali operatori sono identificabili sulla base della
natura e tipologia dei rapporti esistenti.
Poniamo al centro del modello, nella FIGURA 1, limpresa, e
immediatamente consideriamo le due categorie di operatori con cui
necessariamente limpresa deve confrontarsi, e cio i fornitori ed i clienti.
Per fornitori intendiamo tutti gli operatori dai quali limpresa
acquisisce la disponibilit dei fattori direttamente impiegabili nella
produzione, i quali sono tutti riconducibili alle seguenti tipologie generali:
beni strumentali (materiali e immateriali)1, materie, servizi, lavoro.
Per clienti intendiamo gli operatori ai quali limpresa cede i prodotti
della propria attivit economica, costituiti da beni e/o servizi.
I rapporti che si instaurano con i fornitori ed i clienti determinano il
1

Occorre precisare che i beni strumentali costituiscono una fattispecie concettualmente distinta dalle
immobilizzazioni, sebbene poi concretamente le due figure possano in parte coincidere.
I beni strumentali sono concettualmente rappresentati dai fattori che cedono la loro utilit in una pluralit di cicli
produttivi, e che proprio per questo sono definiti fattori a fecondit ripetuta (a differenza dei fattori a fecondit semplice
che partecipano invece esclusivamente ad un unico processo produttivo ed alla generazione dellunico prodotto in cui
sono fisicamente incorporati o combinati, cedendo la loro utilit in ununica soluzione).
Le immobilizzazioni sono invece concettualmente definite in base ad un criterio che prescinde dalla partecipazione
ad un unico o ad una pluralit di cicli produttivi, ma che si basa invece sul tempo occorrente ai singoli elementi perch
si trasformino in liquidit, tempo convenzionalmente considerato superiore a 12 mesi.

sorgere, da una parte, di costi ed uscite, e, dallaltra parte, di ricavi ed


entrate. I costi ed i ricavi sorgono contestualmente allacquisizione dei
fattori produttivi ed alla vendita dei prodotti; le uscite ed entrate
costituiscono la quantificazione numeraria di tali costi e ricavi.
La FIGURA 1 presentata di seguito esplicita tali aspetti, che saranno
di seguito considerati in dettaglio.
FIGURA 1

LA DINAMICA TEMPORALE DELLE OPERAZIONI DIMPRESA


Intendiamo adesso considerare la dinamica temporale delle operazioni
poste in essere dallimpresa, partendo dal momento in cui questa
acquisisce i fattori della produzione, attraverso linstaurazione dei rapporti
di fornitura.
I fattori, una volta acquisiti, sono combinati fisicamente tra di loro; al
termine del processo di combinazione o di trasformazione fisica limpresa
ottiene il prodotto finito, il quale viene ceduto ai clienti.
Il prodotto finito deve essere sempre considerato come la combinazione
dei fattori utilizzati per produrlo.
Il momento in cui il prodotto finito venduto ai clienti coincide con il
conseguimento dei ricavi.
Lintervallo temporale che esiste tra il momento in cui i fattori sono
acquisiti, ed il momento in cui gli stessi fattori, combinati tra di loro, sono
venduti ai clienti come prodotti finiti, definibile come il ciclo di durata
(o vita media) dei fattori, semilavorati e prodotti finiti in attesa di vendita,
ed concettualmente scindibile in ulteriori tre fasi temporali2.
La prima fase coincide con il periodo in cui i fattori, gi acquisiti, sono
immagazzinati o comunque permangono nellimpresa in attesa di essere
impiegati. Possiamo definire questa fase come il ciclo di durata (o vita
media) dei fattori in attesa dellimpiego. I fattori in attesa di impiego sono
materialmente rappresentati dai beni strumentali (considerati per la
porzione non ancora utilizzata, cio al netto degli ammortamenti) e dalle
materie prime. Gli altri fattori, servizi e lavoro, non possono essere
conservati in attesa di essere impiegati: per definizione, limpiego dei
fattori lavoro e servizi avviene simultaneamente alla loro acquisizione.
Questa fase temporale si conclude con limmissione dei fattori nel
processo di lavorazione industriale.
La seconda fase coincide con il ciclo di durata (o vita media) dei fattori
impiegati in lavorazione. Inizia cio con limmissione in lavorazione dei
fattori, cio con il momento del loro effettivo utilizzo, e termina con la
realizzazione del prodotto finito. In questa seconda fase i fattori della
produzione si presentano come semilavorati o prodotti in corso di
lavorazione. In altri termini, i fattori originari della produzione (materie,
2

Ci vale in particolare per le imprese manifatturiere che realizzano un processo di trasformazione fisica dei fattori
in prodotti finiti. Per le imprese commerciali lintervallo temporale in oggetto non scindibile.

servizi, lavoro e quella porzione di beni strumentali quantificata


dallammortamento) hanno perso la loro identit e, gi combinati tra di
loro nel processo di trasformazione fisica o lavorazione industriale, hanno
assunto le sembianze di semilavorati o prodotti in corso di lavorazione.
La terza fase coincide con il ciclo di durata (o vita media) dei prodotti
finiti in attesa della vendita: inizia nel momento conclusivo della
lavorazione, in cui i prodotti finiti sono immessi in magazzino, e si
conclude al momento della vendita. Questa fase, praticamente inesistente
per le imprese che producono esclusivamente su commessa o su
ordinazione, determinata dal fatto che normalmente i prodotti non sono
venduti immediatamente, ma sono immagazzinati in attesa di essere
collocati sul mercato.
sempre interesse dellimpresa minimizzare lintero intervallo
temporale esistente tra il momento in cui i fattori sono acquisiti ed il
momento in cui gli stessi fattori, combinati tra di loro e presenti nella
forma di prodotti, sono venduti ai clienti, cio quello che abbiamo definito
come il ciclo di durata (o vita media) dei fattori, semilavorati e prodotti
finiti in attesa di vendita. Questo obiettivo pu essere evidentemente
realizzato attraverso la minimizzazione di tutte e tre le fasi temporali,
costituite dal ciclo di durata (o vita media) dei fattori in attesa
dellimpiego, dal ciclo di durata (o vita media) dei fattori impiegati in
lavorazione e dal ciclo di durata (o vita media) dei prodotti finiti in attesa
della vendita. infatti intuitivo, ma sar visto meglio in seguito, che
minimizzare tali periodi significa infatti, per identici volumi di produzione
da realizzare, minimizzare la quantit di investimenti in fattori della
produzione in attesa di essere recuperati con la vendita e quindi, a parit di
altre condizioni, minimizzare il fabbisogno di risorse finanziarie. Questo
obiettivo pu essere realizzato in modi diversi a seconda delle fasi su cui si
intende o si pu intervenire, ma, in ultima analisi, il grado di realizzazione
dello stesso certamente indicativo della capacit imprenditoriale
esistente.
Ma la vendita dei prodotti (sempre intesi come combinazione dei fattori
utilizzati nel processo di lavorazione) ai clienti, non costituisce ancora la
conclusione dellattivit posta in essere dallimpresa.
Il momento della vendita coincide contabilmente con il conseguimento
dei ricavi, ma la vita dei fattori non termina qui, in quanto occorre
considerare anche il momento in cui i ricavi conseguiti saranno incassati,
daranno cio origine ad entrate di cassa. Lincasso (o entrata) costituisce la
6

quantificazione numeraria del ricavo, e pu essere considerato laltra


faccia della stessa medaglia. Pertanto, se, sotto il profilo quantitativo, i
ricavi e le entrate coincidono sempre3, la stessa cosa non pu dirsi sotto il
profilo temporale, cio in relazione alla dinamica temporale con cui si
manifestano.
Non esiste cio coincidenza se non nelle imprese della distribuzione al
dettaglio o, comunque, nel caso di vendita per contanti ai consumatori
finali del prodotto tra il momento in cui limpresa vende i propri prodotti,
conseguendo dei ricavi, ed il momento in cui effettua lincasso dei ricavi
stessi, acquisendo le relative entrate.
Sebbene non possano escludersi anticipi da parte dei clienti, le imprese
manifatturiere normalmente concedono una dilazione di pagamento ai
propri clienti, e pertanto si verifica un differimento dellentrata rispetto al
momento della vendita.
Allora, in aggiunta allintervallo temporale corrispondente al ciclo di
durata (o vita media) dei fattori, semilavorati e prodotti finiti in attesa di
vendita a sua volta costituito da tre fasi distinte ed immediatamente
successive rappresentate dal ciclo di durata (o vita media) dei fattori in
attesa dellimpiego, dal ciclo di durata (o vita media) dei fattori impiegati
in lavorazione e dal ciclo di durata (o vita media) dei prodotti finiti in
attesa della vendita esiste un ulteriore intervallo temporale che intercorre
dal momento della vendita dei prodotti finiti sino al momento dellincasso
del connesso ricavo, cio dellentrata monetaria, e che corrisponde al ciclo
di durata (o vita media) dei crediti di funzionamento.
Questo ulteriore intervallo temporale pu essere pi o meno lungo, a
seconda del tipo di attivit svolta dallimpresa4, delle politiche
commerciali adottate e della forza contrattuale dellimpresa.
Come la riduzione del ciclo di durata (o vita media) dei fattori,
semilavorati e prodotti finiti in attesa di vendita, cos anche la riduzione
delle dilazioni mediamente concesse ai clienti - o, in altri termini, la
riduzione del ciclo di durata (o vita media) dei crediti di funzionamento ha leffetto di minimizzare la quantit di investimenti in fattori della
produzione in attesa di essere recuperati con lincasso, e, a parit di altre
condizioni, di minimizzare il fabbisogno di risorse finanziarie.
3

Lipotesi che alcuni crediti derivanti dalle vendite vengano incassati solo parzialmente per inadempienza dei clienti
debitori non deve far pensare ad una divergenza quantitativa tra ricavi ed entrate: configura invece unerrata previsione
dei ricavi effettuata al momento della vendita e successivamente corretta in sede di incasso.
4
Oltre al caso della distribuzione al dettaglio, dove le vendite avvengono per contanti, si pensi alle societ di
assicurazione, le quali incassano i premi, che costituiscono i ricavi, addirittura in anticipo rispetto ai tempi di
maturazione degli stessi.

*
*
*
Ritorniamo al momento in cui limpresa acquisisce i fattori della
produzione, attraverso linstaurazione dei rapporti di fornitura.
Quando limpresa acquisisce la disponibilit dei fattori della
produzione, deve rilevarne contabilmente i costi, i quali costituiscono la
contropartita o remunerazione riconosciuta ai fornitori per aver messo a
disposizione dellimpresa i beni strumentali, le materie, i servizi ed il
lavoro.
In corrispondenza al costo sostenuto dallimpresa per acquisire la
disponibilit di ciascun fattore, esiste luscita di cassa relativa al
pagamento da effettuare al fornitore.
Lintervallo temporale che intercorre dal momento in cui si sostiene il
costo, sino al momento in cui si concretizza la relativa uscita, corrisponde
al ciclo di durata (o vita media) dei debiti di funzionamento, e costituisce
una variabile fondamentale per definire le condizioni di equilibrio
finanziario dellimpresa.
Come gi visto per i ricavi e le entrate, sotto il profilo quantitativo,
anche i costi e le uscite coincidono sempre.
Per definizione, luscita costituisce la quantificazione numeraria del
costo, ed il rapporto esistente tra costi ed uscite lo stesso esistente tra le
due facce di una identica medaglia5.
Se dunque sotto il profilo quantitativo i costi e le uscite coincidono
sempre, non necessariamente coincidono anche sotto il profilo della
dinamica temporale, cio in relazione al momento in cui si essi
manifestano: anzi, si pu assumere concettualmente che non esiste
coincidenza - se non casuale - tra il momento in cui limpresa acquisisce i
propri fattori, sostenendo contabilmente dei costi, ed il momento in cui
effettua il pagamento dei costi stessi, sostenendo le relative uscite.
La FIGURA 2 riepiloga quanto sinora affermato, rappresentando uno
schema che precisa graficamente la dinamica temporale con cui limpresa
realizza il suo ciclo economico e monetario, ed individuando al tempo
stesso anche gli operatori dai quali limpresa acquisisce i fattori della
produzione (fornitori) e gli operatori ai quali limpresa cede i prodotti
ottenuti dalla combinazione dei fattori impiegati (clienti).
5

Anche quando dovesse verificarsi la circostanza che un costo non venisse pagato per il suo ammontare originario (a
causa per esempio di un accordo successivo tra le parti), ci non prefigurerebbe una divergenza tra queste due figure
(costo e corrispondente uscita), ma solo una successiva correzione del costo, la cui misurazione oggettiva resta sempre
concretizzata dalleffettiva uscita.

FIGURA 2

Nella FIGURA 2 sono individuati due percorsi temporali, entrambi


attinenti i fattori della produzione.
Il primo percorso temporale - riportato in rosso - relativo allintero
ciclo di vita dei fattori produttivi, altrimenti definibile come processo di
monetizzazione o, ancora, processo di conversione monetaria. Questo
processo inizia nel momento in cui i fattori del capitale fisso e del capitale
circolante sono acquisiti dallimpresa, e termina nel momento in cui
avviene il recupero degli stessi fattori attraverso lincasso del ricavo
conseguente alla vendita dei prodotti in cui si trovano combinati. Il tempo
corrispondente al processo di monetizzazione dei fattori suddivisibile in
due intervalli.
Il primo intervallo corrisponde al ciclo di durata (o vita media) dei
fattori, semilavorati e prodotti finiti in attesa di vendita, cio al tempo
medio di giacenza dei fattori prima che gli stessi - una volta combinati in
prodotti - siano venduti, ed ulteriormente scindibile in tre fasi, definite
come ciclo di durata (o vita media) dei fattori in attesa dellimpiego, ciclo
9

di durata (o vita media) dei fattori impiegati in lavorazione e ciclo di


durata (o vita media) dei prodotti finiti in attesa della vendita.
Il secondo intervallo corrisponde al ciclo di durata (o vita media) dei
crediti di funzionamento in attesa di essere incassati. La considerazione di
questo intervallo temporale poggia sul fatto che i crediti di funzionamento
altro non sono che fattori della produzione gi combinati in prodotti che, a
differenza di quelli ancora in magazzino, sono per gi stati venduti ai
clienti, e che quindi si trovano in una fase pi avanzata del loro ciclo di
vita o processo di monetizzazione6.
Il secondo percorso temporale - riportato in blu nello schema - inizia
anchesso nel momento in cui i fattori sono acquisiti dallimpresa,
coincidente perci con il momento in cui limpresa sostiene i propri costi, e
termina nel momento in cui avviene il pagamento ai fornitori. Corrisponde
al ciclo di durata (o vita media) dei debiti di funzionamento in attesa di
essere pagati.

Lulteriore differenza costituita dal criterio di valutazione adottato per liscrizione in bilancio: mentre i prodotti in
attesa di essere venduti sono iscritti al valore corrispondente al costo dei fattori produttivi impiegati, i crediti di
funzionamento sono iscritti al valore del presumibile incasso. Tale impostazione determinata dal fatto che i crediti di
funzionamento nascono in contropartita alla vendita dei prodotti, cio contestualmente al conseguimento del ricavo: di
conseguenza, il valore di iscrizione in bilancio deve incorporare anche la porzione di utile che, sebbene non ancora
monetizzato, sotto il profilo contabile comunque gi stato conseguito.

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FABBISOGNO E SURPLUS FINANZIARIO


Dalla precedente FIGURA 2 emerge in modo chiaro che le uscite e le
entrate costituiscono il momento conclusivo dei due diversi percorsi
temporali, corrispondenti il primo (in rosso da sinistra verso destra) alla
durata media del processo di monetizzazione dei fattori, ed il secondo (in
blu dallalto verso il basso) alla durata media dei debiti di funzionamento.
Quando in unimpresa la durata media del processo di monetizzazione
dei fattori pi breve della durata media dei debiti di funzionamento,
significa che il tempo medio necessario per il recupero attraverso
lincasso dei fattori utilizzati inferiore alla dilazione mediamente
accordata dai fornitori per il pagamento dei fattori stessi; e che perci, per
ciascun processo produttivo7, le entrate connesse ai ricavi operativi tipici
precedono le uscite connesse ai costi operativi tipici (si riesce cio ad
incassare dai clienti mediamente prima di quando si debbano pagare i
fornitori).
In tale circostanza, la FIGURA 2 trova il suo completamento nella FIGURA
3, dove lintervallo tra entrate ed uscite rappresentato dal prolungamento
del percorso temporale in rosso, ed definito come scarto temporale
entrate/uscite.

Per processo produttivo si intende in questa sede lintero processo di monetizzazione o di conversione monetaria
dei fattori della produzione, e non solo il processo di trasformazione fisico dei fattori in prodotti finiti.

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FIGURA 3

La situazione rappresentata nella FIGURA 3 verificabile per molte


imprese che operano nel settore della grande distribuzione al dettaglio, ed
in tutte le imprese di assicurazione. In tutti questi casi, caratterizzati dal
fatto che per ciascun processo produttivo i ricavi sono riscossi prima di
quando debbano essere pagati i relativi costi, si determina la formazione di
uno stock di risorse finanziarie strutturalmente8 a disposizione
dellimpresa, definibile come surplus finanziaro.
Non si deve assolutamente confondere tale surplus finanziario con
lutile (o reddito): mentre lutile per ogni processo produttivo dato dalla
differenza tra ricavi e costi, il surplus finanziario determinato
dallesistenza di debiti di funzionamento che, se dovessero esser tutti
improvvisamente e contestualmente rimborsati, assorbirebbero totalmente
lo stock di risorse finanziarie disponibile.
A differenza delle imprese che operano nel campo della grande
8

Il termine strutturalmente da intendere nel senso che il surplus finanziario perdura sino a quando le entrate
precedono mediamente le uscite. Linversione dello scarto temporale entrate/uscite in uscite/entrate azzererebbe il
surplus e, come vedremo, determinerebbe il sorgere di un fabbisogno finanziario.

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distribuzione al dettaglio e delle imprese di assicurazione, nelle imprese


manifatturiere la durata media del processo di monetizzazione dei fattori
di norma pi lunga della durata media dei debiti di funzionamento, e,
pertanto, si rende necessario pagare ai fornitori i fattori della produzione
mediamente prima di quando gli stessi fattori possano essere recuperati
con lincasso delle vendite. La FIGURA 4, speculare alla precedente FIGURA
3, rappresenta lintervallo tra uscite ed entrate come il prolungamento del
percorso temporale blu, definito come scarto temporale uscite/entrate.
FIGURA 4

Le imprese in cui si verifica il processo rappresentato dalla FIGURA 4


caratterizzate dal fatto che per ciascun processo produttivo i costi devono
essere pagati prima di quando possono essere incassati i relativi ricavi
presentano una situazione esattamente opposta a quella precedentemente
considerata: invece di un surplus finanziario esiste infatti un fabbisogno
finanziario, cio la necessit di uno stock di risorse finanziarie con le quali
far fronte al pagamento dei costi che devono essere corrisposti ai fornitori
anticipatamente rispetto ai tempi di incasso dei ricavi dai clienti.

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CAPITALE FISSO E CAPITALE CIRCOLANTE


Il concetto di fabbisogno finanziario appena delineato (stock di risorse
finanziarie necessarie per far fronte al pagamento dei costi in anticipo
rispetto ai tempi di incasso dei ricavi) pu essere definito come fabbisogno
finanziario complessivo o globale, in quanto fondato sulla semplificazione
di considerare tutti i fattori produttivi rappresentati da beni strumentali,
materie, servizi e lavoro come se fossero ununica entit omogenea.
possibile anzi utile superare tale semplificazione, e distinguere tra
fattori del capitale fisso e fattori del capitale circolante. Di conseguenza,
anche il fabbisogno finanziario complessivo o globale potr essere
considerato nelle due distinte componenti rappresentate dal capitale fisso e
dal capitale circolante netto.
Al fine di evitare equivoci lessicali, si deve preliminarmente
evidenziare che la distinzione tra fattori del capitale fisso e del capitale
circolante non effettuata sulla base del cosiddetto criterio finanziario,
che tiene conto esclusivamente del grado di liquidabilit di ciascun fattore,
o, in altri termini, dal tempo richiesto da ciascun fattore per diventare
moneta9.
Al contrario, i criteri per distinguere il capitale fisso dal capitale
circolante sono i seguenti:
1. la differente natura dei vari fattori produttivi (fecondit semplice o
ripetuta);
2. la constatazione che gli stessi fattori produttivi sono oggetto di una
sorta di metamorfosi, cio di un processo di trasformazione fisica ed
economica che, pur concludendosi con la loro monetizzazione,
presenta fasi temporali ben distinte luna dalle altre.
Riguardo la natura dei fattori, il capitale fisso costituito da quei fattori
che possono essere ripetutamente impiegati in una pluralit di processi
produttivi, cedendo la propria utilit non in ununica soluzione, ma
partecipando alla realizzazione di pi prodotti finiti. Tutti i fattori definiti
strumentali - abbiano natura materiale come gli impianti, o immateriale
come p. es. i brevetti - compongono il capitale fisso. Anche i servizi,
quando sono utilizzati per una pluralit di processi, si configurano come
fattori strumentali. Il capitale circolante invece costituito da tutti i fattori
9

Il criterio finanziario definisce le cosiddette attivit correnti ed attivit immobilizzate, o immobilizzazioni, a


seconda che il tempo presumibilmente necessario per la loro monetizzazione sia inferiore o superiore ai 12 mesi. Questi
aggregati, pur sovrapponendosi in gran parte con il capitale circolante ed il capitale fisso, costituiscono figure
concettualmente diverse.

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che cedono la loro utilit in un unico processo produttivo, o che, in altri


termini, sono integralmente consumati man mano che partecipano al
processo di trasformazione fisica in prodotto finito.
Riguardo il secondo criterio, attinente la metamorfosi fisica ed
economica dei fattori in corso di monetizzazione, rientrano nel capitale
circolante tutti quei fattori che hanno gi iniziato il loro processo di
trasformazione in prodotti finiti, cio che si presentano in uno stadio
successivo allimmissione in lavorazione. In altri termini, rientrano nel
capitale circolante tutti i fattori che hanno gi perso la loro identit
originaria, e che si presentano nella veste (cio con le sembianze) di
prodotti in corso di lavorazione, di prodotti finiti, e di prodotti gi venduti
ma non ancora incassati. In questa logica, anche i beni strumentali, per la
sola porzione di utilit gi ceduta nei processi di lavorazione in corso o
conclusi, e quindi per la quota di ammortamento che concorre a
determinare il valore dei semilavorati, prodotti finiti in magazzino e
prodotti venduti ancora non incassati, rientrano nel capitale circolante.
Come gi indicato in precedenza, occorre considerare i semilavorati, i
prodotti finiti ed i prodotti venduti ancora non incassati non tanto come
beni in se stessi, ma come la combinazione dei fattori che hanno concorso
alla loro produzione, dalla quota di ammortamento dei beni strumentali
impiegati, alle quantit di materie prime, servizi e lavoro utilizzati.
*
*
*
Come abbiamo visto in precedenza, un fabbisogno finanziario esiste
quando i costi relativi allacquisizione dei fattori produttivi devono essere
pagati mediamente prima di quando limpresa possa incassare i ricavi
relativi alla vendita dei prodotti alla cui produzione gli stessi fattori hanno
concorso.
Se si prendono in considerazione tutti i fattori produttivi, senza
distinguere tra fattori e fattori, il fabbisogno finanziario che ne deriva pu
essere definito come complessivo o globale.
Ma se i fattori produttivi sono distinti nelle due componenti di capitale
fisso e capitale circolante, il fabbisogno finanziario complessivo o globale
dellimpresa pu essere anche esso distinto - ed analizzato - verificando lo
specifico e diverso impatto che su di esso hanno da una parte gli
investimenti in capitale fisso, e dallaltra parte quelli in capitale circolante.
In generale possiamo assumere che il pagamento dei fattori produttivi
avviene sempre in tempi successivi al momento in cui questi sono
acquisiti, grazie allesistenza delle dilazioni di pagamento ottenute dai
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fornitori. Quando poi queste dilazioni sono mediamente pi lunghe del


tempo che occorre agli stessi fattori per essere monetizzati, allora non si
presenta alcun fabbisogno finanziario, ma anzi esiste un surplus.
Da questo punto di vista, la differenza tra i fattori (cio gli investimenti)
del capitale fisso ed i fattori del capitale circolante nettissima, in quanto
questi ultimi hanno tempi di monetizzazione sensibilmente pi brevi dei
fattori del capitale fisso, costituiti dai beni strumentali.
Per quanto riguarda i beni strumentali, occorre infatti considerare che la
loro monetizzazione avviene attraverso la partecipazione ad una pluralit
di processi produttivi, in ognuno dei quali viene ceduta solo una porzione
di utilit corrispondente alla quota di ammortamento10 imputata al singolo
prodotto. La vendita ed il successivo incasso di quel prodotto determina la
monetizzazione solo di quella specifica porzione di utilit ceduta dal bene
strumentale in oggetto.
Quindi, se un bene strumentale presenta una vita utile di dieci anni, pur
ipotizzando la dilazione di un anno concessa dal fornitore per il
pagamento, poich la sua monetizzazione si concluder solo al termine del
decimo anno, per ben nove anni il suo acquisto avr determinato un
fabbisogno finanziario, sebbene decrescente nel tempo.
Tanto non si pu invece dire per i fattori del capitale circolante, che
cedendo la loro utilit integralmente nellunico processo produttivo in cui
sono combinati, ed avendo per definizione gi iniziato il loro processo di
trasformazione in prodotti finiti (se non lo hanno gi concluso e se
addirittura non sono stati gi oggetto di vendita), si presentano in una fase
temporale molto pi vicina alla loro monetizzazione.
Poich unimpresa deve cercare di garantire il maggior grado possibile
di compatibilit e coerenza tra impieghi e fonti di copertura11, ne consegue
che il fabbisogno determinato dagli investimenti in capitale fisso deve
essere coperto con risorse finanziarie la cui natura e le cui forme tecniche
non possono essere certamente quelle usate per coprire il fabbisogno
determinato dagli impieghi in capitale circolante, pena il rischio di non
riuscire a far fronte agli impegni di servizio del capitale finanziario
acquisito con le risorse man mano rese disponibili dalla gestione.
10

Lammortamento definito un costo figurativo proprio perch, a differenza dei costi monetari, non produce
direttamente unuscita di cassa, ma rappresentativo di una porzione di costo precedentemente sostenuto, il cui
pagamento si presumibilmente verificato molto tempo prima della vendita del prodotto cui quella porzione di
ammortamento stata imputata.
11
questo il concetto di equilibrio patrimoniale, che si considera esistente quando il grado di liquidabilit media
degli impieghi maggiore o almeno equivalente al grado di esigibilit media delle fonti corrispondenti.

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EQUILIBRIO ECONOMICO ED EQUILIBRIO FINANZIARIO


Lo schema della FIGURA 2 ci consente di ragionare anche sul significato
attribuibile ai termini equilibrio economico ed equilibrio finanziario,
cercando di intenderne il rapporto di interdipendenza.
In termini assolutamente generali, opinione univoca che unimpresa
operi in condizioni di equilibrio economico quando lammontare dei ricavi
consente la copertura di tutti i costi ed assicuri unadeguata remunerazione
allimprenditore.
Al fine di assicurare la coerenza metodologica e concettuale di questi
appunti, adottiamo una definizione di equilibrio economico pi esplicita,
ovviamente compatibile con il principio generalmente assunto in dottrina.
Definiamo allora unimpresa in equilibrio economico, quando sono
soddisfatte le seguenti due condizioni, di cui la prima propedeutica alla
seconda:
1. limpresa capace di conseguire nel tempo ricavi operativi tipici (intesi
come contropartita della vendita dei prodotti) maggiori dei connessi
costi operativi tipici (intesi come contropartita dellacquisizione dei
fattori della produzione sinora considerati, e cio materie prime, servizi,
lavoro e ammortamenti dei beni strumentali);
2. la differenza positiva tra ricavi operativi tipici e costi operativi tipici sia
tale da assicurare unadeguata remunerazione a tutti i soggetti (interni
ed esterni) che hanno fornito il capitale necessario a coprirne il
fabbisogno finanziario.
Passiamo a ragionare sulla nozione di equilibrio finanziario. Con tale
espressione si intende in generale la capacit di unimpresa di far fronte nel
tempo alle proprie uscite (in altri termini agli impegni finanziari assunti)
utilizzando le risorse monetarie rese disponibili dalla gestione.
Come appare evidente, tale concetto generale di equilibrio finanziario
indeterminato, in quanto si estende o si restringe a seconda di quali uscite
(o impegni finanziari) e di quali risorse monetarie siano presi in
considerazione. In altri termini, quali uscite devono essere considerate?
Solo quelle determinate dal pagamento dei costi operativi tipici, oppure
anche quelle determinate dal pagamento degli oneri finanziari, straordinari,
delle imposte e degli utili? Anche il termine risorse monetarie rese
disponibili dalla gestione assolutamente vago, in quanto non solo
esistono vari ambiti gestionali (gestione ordinaria, gestione operativa,
gestione tipica, gestioni accessorie, gestione finanziaria, gestione
17

straordinaria, gestione fiscale), ma le risorse monetarie potrebbero


includere anche quelle messe a disposizione dalle banche, e addirittura
quelle derivanti dagli apporti di capitale proprio.
Ne concludiamo che una definizione univoca ed oggettiva di equilibrio
finanziario non esiste, nel senso che necessario adattarla alla
metodologia di ciascun approccio teorico. Con ci non si intende esprimere
giudizi di maggiore o minore correttezza sulle varie specifiche definizioni,
in quanto ciascuna ovviamente funzionale allobiettivo didattico
perseguito.
Poich sinora abbiamo focalizzato lattenzione esclusivamente sulle
operazioni di acquisizione, pagamento, trasformazione, cessione ed incasso
dei fattori produttivi direttamente impiegati nella produzione, cio sugli
scambi posti in essere solo con i fornitori ed i clienti (gestione operativa
tipica o caratteristica), appare coerente definire il concetto di equilibrio
finanziario limitando la considerazione alle uscite ed alle entrate
determinate esclusivamente dal regolamento dei costi e dei ricavi operativi
tipici, cio relativi rispettivamente allacquisizione dei fattori diretti della
produzione ed alla vendita dei prodotti. Per equilibrio finanziario
intendiamo cio la capacit di effettuare i pagamenti ai fornitori (uscite
operative tipiche) utilizzando esclusivamente gli incassi corrisposti dai
clienti (entrate operative tipiche).
Si perfettamente consapevoli che tale definizione di equilibrio
finanziario molto rigida, ed verificata solo in quelle imprese che non
presentano alcun fabbisogno finanziario, ma funzionale allobiettivo
didattico perseguito, ed coerente con lapproccio ed il metodo didattico
utilizzato.
Svolgiamo adesso alcune considerazioni.
Poich, come si gi visto, le uscite e le entrate, esclusivamente sotto il
profilo quantitativo, per definizione corrispondono ai costi ed ai ricavi, ne
deriva che se unimpresa consegue nel tempo ricavi operativi tipici
maggiori dei costi operativi tipici (verificandosi la prima e fondamentale
condizione di equilibrio economico), realizza certamente entrate operative
tipiche in quantit maggiore delle uscite operative tipiche.
Parrebbe allora che unimpresa capace di realizzare almeno la prima
delle due condizioni che prefigurano lequilibrio economico (capacit di
conseguire nel tempo ricavi operativi tipici maggiori dei connessi costi
operativi tipici) automaticamente operi anche in situazione di equilibrio
finanziario.
18

Ci vero solo in apparenza, perch lequilibrio finanziario, per come


definito, non fondato sulla capacit di realizzare entrate in quantit
maggiore delle uscite, bens sulla capacit di far fronte alle uscite
utilizzando le entrate, che cosa ben diversa. Infatti, in questo senso,
assume importanza fondamentale non solo la quantit di entrate e di uscite
in questione, ma evidentemente la dinamica temporale con cui queste
uscite ed entrate si manifestano.
Se limpresa realizza la prima delle due condizioni che assicurano
lequilibrio economico, si verificheranno certamente con riferimento a
ciascun processo produttivo entrate in quantit maggiore rispetto alle
uscite. Ma, come evidente, ci non esclude affatto che le uscite (bench
di ammontare inferiore) debbano essere sostenute prima delle entrate,
dipendendo tale situazione esclusivamente dalla durata media del processo
di monetizzazione dei fattori e dalla durata media dei debiti di
funzionamento.
In sostanza, lequilibrio finanziario di unimpresa, per come stato in
questa sede rigidamente definito, presuppone che esista almeno la prima
delle due condizioni di equilibrio economico, ma subordinato anche al
fatto che i fattori della produzione possano essere monetizzati prima di
quando debbano essere pagati. Quando questo accade, per ciascun
processo produttivo, le entrate operative tipiche precedono le
corrispondenti uscite, la FIGURA 2 trova il suo completamento nella FIGURA
3, dove lintervallo tra entrate ed uscite rappresentato dal prolungamento
del percorso temporale in rosso (definito come scarto temporale
entrate/uscite), e limpresa presenta non un fabbisogno, ma un surplus
finanziario.

19

RELAZIONE TRA DINAMICA TEMPORALE DELLATTIVIT DIMPRESA,


CAPITALE DI FUNZIONAMENTO E CAPITALE DI FINANZIAMENTO

In sintesi, lintero sistema di operazioni di gestione costitutivo di


unimpresa, rappresentato nelle precedenti figure, riguarda:
leffettuazione di investimenti in fattori della produzione, e
lassunzione dei corrispondenti impegni di pagamento nei confronti dei
fornitori.
Tali investimenti e tali impegni sono stati raffigurati nella loro dinamica
temporale, attraverso lidentificazione di due percorsi concernenti
rispettivamente il ciclo di durata (o vita media) dei fattori produttivi, ed il
ciclo di durata (o vita media) dei debiti di funzionamento.
Coerentemente con lobiettivo perseguito, consistente nel definire
concettualmente la dinamica finanziaria dimpresa, lattenzione stata
posta, per ciascun processo produttivo, da una parte, sui tempi
mediamente necessari per realizzare il processo di conversione monetaria
dei fattori della produzione, e, dallaltra parte, sui tempi di dilazione
ottenuti dai fornitori per il pagamento dei fattori della produzione acquisiti.
A questo fine il ciclo di vita dei fattori stato suddiviso in successivi
stadi costituiti dal ciclo di durata (o vita media) dei fattori in attesa
dellimpiego, dal ciclo di durata (o vita media) dei fattori impiegati in
lavorazione, dal ciclo di durata (o vita media) dei prodotti finiti in attesa
della vendita e dal ciclo di durata (o vita media) dei crediti di
funzionamento
A seconda della minore o maggiore durata della vita media dei fattori
rispetto ai debiti di funzionamento, e del conseguente scarto temporale
entrate/uscite oppure uscite/entrate, derivava la presenza di un surplus o
fabbisogno finanziario.
Ci siamo sinora insomma soffermati sulla dinamica temporale delle
operazioni attinenti i fattori della produzione (acquisizione, immissione in
lavorazione, immagazzinamento, vendita, incasso) e sulla durata di
ciascuna fase del loro processo di conversione monetaria.
Possiamo adesso constatare che a ciascuno degli stadi o delle fasi
temporali sopra considerate, corrisponde una quantit fisica (o stock) ben
definita o definibile di fattori in corso di monetizzazione.
Infatti, cos come abbiamo individuato per ciascun fattore i vari stadi o
le varie fasi in cui possibile suddividerne la vita, possiamo prendere in
20

considerazione e quantificare il valore di tutti i fattori che in un dato


momento si caratterizzano per trovarsi nello stesso stadio o fase di vita.
Tale operazione logica evidentemente connessa al fatto che in
unimpresa non si attende il completamento di un processo produttivo per
iniziare il successivo, ma, qualunque sia la tipologia produttiva adottata, le
operazioni di trasformazione fisica e/o nel tempo e/o nello spazio sono
realizzate sistematicamente senza soluzione di continuit.
Lobiettivo che ci poniamo, in questa sede, quello di individuare i
fattori che si trovano nella fase della loro vita rappresentata da ciascuna
fase temporale considerata nelle figure precedenti.
Ovviamente, quanto pi lunga la fase temporale presa in
considerazione, tanto maggiore sar la quantit e di conseguenza il
valore dei fattori produttivi che si trovano in quello stadio della loro vita.
La FIGURA 5 considera ciascuna fase del ciclo di vita dei fattori della
produzione (dal momento in cui essi sono acquisiti sino al momento in cui
avviene il recupero attraverso lincasso dei relativi ricavi di vendita)
rappresentato dal percorso temporale riportato in rosso nelle precedenti
figure, ed associa a ciascuna di esse la tipologia dei fattori corrispondenti.

21

60
FIGURA 5

Le categorie alle quali possibile ricondurre tutti i fattori della


produzione, al momento in cui gli stessi sono acquisiti, sono rappresentate
dai beni strumentali, dalle materie prime, dai servizi e dal lavoro.
I fattori in attesa dellimpiego, quelli cio che - gi acquisiti - si
presentano in quella fase della loro vita precedente lutilizzazione nel
processo di lavorazione industriale, sono materialmente costituiti dai fattori
del capitale fisso (cio dai beni strumentali), e dalle materie prime. I beni
strumentali sono ovviamente da considerare per il loro valore al netto degli
ammortamenti, cio della porzione di utilit gi ceduta nei passati processi
di produzione. Le altre due categorie di fattori della produzione, servizi a
fecondit semplice e lavoro, non si presentano in tale fase o stadio della
loro vita, in quanto non sono immagazzinabili, e cedono la loro utilit
solo contestualmente allacquisizione.
I fattori esistenti nella fase di vita successiva, corrispondente alla
lavorazione industriale, sono rappresentati dai prodotti in corso di
22

lavorazione o semilavorati. Per meglio comprendere, basta considerare che


i semilavorati sono fisicamente costituiti dalla combinazione di tutti i
fattori che hanno materialmente concorso alla loro produzione, e cio dai
beni strumentali12, dalle materie impiegate, dal lavoro e dai servizi.
I fattori esistenti nella fase di vita in cui il processo di lavorazione
industriale ormai completato ma deve ancora accadere la vendita, sono
rappresentati dai prodotti finiti giacenti in magazzino. Anche essi, come i
semilavorati, sono fisicamente costituiti dalla combinazione di tutti i fattori
che hanno materialmente concorso alla loro produzione.
I fattori esistenti nellultima fase della loro vita, la quale termina nel
momento in cui si incassa il ricavo corrispondente alla vendita, sono
rappresentati dai crediti di funzionamento; questi, come descritto in
precedenza, altro non sono che fattori della produzione gi combinati in
prodotti che, a differenza di quelli ancora in magazzino, sono gi stati
venduti ai clienti, e che quindi si trovano in una fase pi avanzata del loro
ciclo di vita o processo di monetizzazione.
Se il nostro obiettivo consiste nel prendere in considerazione tutti i
fattori che in un dato momento si caratterizzano per trovarsi nello stesso
stadio o fase di vita, dobbiamo immaginare di stoppare proprio a quel
momento il sistema di scambi che definisce unimpresa, come se
scattassimo una fotografia oppure bloccassimo limmagine di un film. In
questo modo possiamo individuare, quantificare e valorizzare tutti i fattori
di cui limpresa ha acquisito la disponibilit, e che si trovano in
quellattimo impiegati in ciascuna delle quattro diverse fasi dei molteplici
processi produttivi in corso.
Come gi descritto, tali fattori sono rappresentati dai beni strumentali,
dalle materie prime, dai prodotti in corso di lavorazione, dai prodotti finiti
e dai crediti di funzionamento.
Mentre i beni strumentali e le materie prime sono immediatamente
rappresentativi dei fattori in attesa di impiego, i prodotti in corso di
lavorazione, i prodotti finiti ed i crediti di funzionamento costituiscono le
figure in cui si trovano incorporati tutti i fattori produttivi (beni strumentali
relativamente alla porzione di ammortamento, materie, servizi e lavoro) gi
immessi in lavorazione e impegnati perci nelle fasi successive della loro
vita o, in altri termini, del loro processo di monetizzazione.
Il valore attribuibile a tutti i fattori di cui limpresa ha acquisito la
12

Ovviamente si fa riferimento alla frazione di utilit ceduta dai beni strumentali utilizzati rappresentata dalla
porzione di ammortamento.

23

disponibilit, sia quelli ancora in attesa di essere impiegati che quelli gi


impiegati e presenti in ciascuna delle diverse fasi dei molteplici processi
produttivi in corso, costituisce il cosiddetto capitale di funzionamento13,
cos come siamo abituati trovarlo rappresentato nella sezione attivo o
impieghi dello stato patrimoniale di un qualsiasi bilancio desercizio.
Infatti, tutte le voci iscritte nellattivo dello stato patrimoniale14 sono
riconducibili alle categorie rappresentate da beni strumentali, materie
prime, prodotti in corso di lavorazione, prodotti finiti e crediti di
funzionamento, includendo in questultima figura anche la liquidit
necessaria per le spese che si intende effettuare utilizzando il contante,
normalmente poco rilevante. Del resto, se per definizione lo stato
patrimoniale rappresenta proprio la situazione gestionale cos come appare
cristallizzata al termine dellesercizio, non pu che evidenziare tutti i
fattori di cui limpresa ha acquisito la disponibilit, e che si trovano in quel
momento impiegati in ciascuna delle diverse fasi dei molteplici processi
produttivi in corso.
La FIGURA 5, oltre a considerare ciascuna fase del ciclo di vita dei
fattori della produzione (percorso temporale rosso), considera anche
lintervallo temporale dal momento in cui i fattori vengono acquisiti al
momento in cui gli stessi vengono pagati (percorso temporale blu).
evidente come a tale intervallo temporale corrisponda un ben definito stock
di debiti di funzionamento, tanto pi consistente quanto maggiore la
durata della dilazione mediamente ottenuta. Per definizione, i debiti di
funzionamento corrispondono esattamente a quella porzione di fattori
produttivi di cui limpresa ha gi acquisito la disponibilit (e che in quel
dato momento o sono in attesa di essere immessi in lavorazione oppure si
trovano impiegati in una delle diverse e successive fasi economiche della
produzione in corso) ma che non ha ancora pagato ai fornitori.
I debiti di funzionamento costituiscono una componente del cosiddetto
capitale di finanziamento, indicato nella sezione passivo o fonti dello
stato patrimoniale di un qualsiasi bilancio desercizio.
Nellipotesi teorica in cui i tempi di monetizzazione dei fattori
coincidessero esattamente con i tempi di dilazione ottenuti dai fornitori per
il pagamento dei relativi costi, il capitale di funzionamento sarebbe
ovviamente sempre costituito dai beni strumentali, magazzino materie
13

Il valore attribuibile a tali fattori corrisponde concettualmente allutilit che limpresa ritiene di ottenere dagli
stessi. In particolare, ai fattori che non sono stati ancora oggetto di vendita (beni strumentali, materie prime,
semilavorati e prodotti finiti) attribuito prudenzialmente il valore corrispondente al costo sostenuto per lacquisizione;
ai fattori gi oggetto di vendita (crediti di funzionamento) attribuito il valore corrispondente al prezzo di cessione.
14
Con leccezione costituita dai cd. investimenti accessori o extragestionali, di cui si tratter in seguito.

24

prime, semilavorati e prodotti finiti e dai crediti di funzionamento, mentre


il capitale di finanziamento potrebbe essere costituito, paradossalmente,
esclusivamente dai debiti di funzionamento15. Tale ipotesi
rappresenterebbe una situazione in cui i fornitori sono disponibili ad
attendere, per ottenere il pagamento dei loro crediti, il momento in cui
limpresa monetizza i fattori acquisiti incassando i propri crediti. In tale
caso non ci sarebbe alcuno scarto temporale tra uscite ed entrate, le quali
avverrebbero contestualmente.
La precedente FIGURA 3 mostrava che, quando i tempi mediamente
necessari per la monetizzazione dei fattori sono pi brevi rispetto ai tempi
di dilazione mediamente ottenuti per il pagamento dei relativi costi ai
fornitori, allora i ricavi sono riscossi prima di quando debbano essere
pagati i relativi costi. Lintervallo tra entrate ed uscite, rappresentato dal
prolungamento del percorso temporale in rosso, era stato definito come
scarto temporale entrate/uscite. In presenza di tali condizioni si
determinava la formazione di uno stock di risorse finanziarie
strutturalmente a disposizione dellimpresa, definibile come surplus
finanziario.
La FIGURA 4, speculare alla FIGURA 3, mostrava invece che, quando i
tempi mediamente necessari per la monetizzazione dei fattori sono pi
lunghi dei tempi di dilazione mediamente ottenuti per il pagamento dei
costi ai fornitori, allora le uscite necessariamente precedono le entrate.
Lintervallo tra uscite ed entrate, rappresentato dal prolungamento del
percorso temporale in blu, era stato definito come scarto temporale
uscite/entrate. Tale situazione, in cui i costi devono essere pagati prima di
quando possono essere riscossi i relativi ricavi, specularmente opposta
alla precedente, ed invece di un surplus finanziario si crea un fabbisogno
finanziario.
Cos come agli intervalli temporali connessi al processo di conversione
monetaria dei fattori della produzione ed ai tempi di dilazione per il
pagamento ai fornitori corrispondono ben definiti stock di fattori nelle
varie fasi della loro vita e di debiti di funzionamento, anche agli intervalli
corrispondenti agli sfasamenti temporali entrate/uscite ed uscite/entrate
corrispondono grandezze ben definite.
In particolare, in presenza di uno scarto temporale entrate/uscite, la
15

Sempre ragionando per paradossi, qualora esistesse una differenza positiva (o ricarico) tra il valore di vendita
dei fattori ceduti rispetto al corrispondente valore di acquisto degli stessi fattori, il capitale di finanziamento
comprenderebbe anche una porzione di capitale netto. Tanto spiegato contabilmente dal fatto che mentre i debiti di
finanziamento sono valorizzati al prezzo di acquisto dei fattori acquisiti, i crediti di funzionamento sono invece
valorizzati al prezzo di vendita degli stessi fattori ceduti sotto forma di prodotti finiti.

25

conseguente formazione di uno stock di risorse finanziarie strutturalmente


a disposizione dellimpresa, definito surplus finanziario, si presenterebbe
sotto forma di investimenti accessori o extragestionali16, di natura
finanziaria (quali per esempio titoli o crediti di finanziamento17), o
patrimoniale (quali per esempio immobili civili).
La FIGURA 6 visualizza quanto sopra, associando allintervallo
temporale entrate/uscite il surplus finanziario rappresentato da
investimenti finanziari e/o patrimoniali.
FIGURA 6

In questo caso, il capitale di funzionamento indicato nellattivo dello


stato patrimoniale sarebbe costituito non solo da beni strumentali, materie
prime, prodotti in corso di lavorazione, prodotti finiti e crediti di
funzionamento, ma anche dagli investimenti finanziari e/o patrimoniali in
cui impiegato il surplus finanziario. Non deve per sfuggire che la natura
di questi ultimi impieghi sostanzialmente diversa dalla natura degli altri
componenti, i quali, a differenza degli investimenti finanziari e/o
16
17

Cio non rientranti nella gestione tipica o caratteristica.


Tra cui depositi bancari in conto corrente.

26

patrimoniali che costituiscono investimenti di liquidit, rappresentano


invece costi sostenuti per acquisire fattori della produzione presenti in fasi
diverse del ciclo di conversione monetaria.
Il capitale di finanziamento rimane costituito dai debiti di
funzionamento. Nella realt, anche se limpresa opera in situazione di
equilibrio finanziario, che, per come questo stato definito, presuppone
uno scarto temporale entrate/uscite (in cui cio le entrate mediamente
precedono le uscite) ed un conseguente surplus finanziario, il capitale di
finanziamento comprende sempre anche il capitale proprio e spesso debiti
di finanziamento18. La presenza di capitale proprio determinata anche
dagli utili non distribuiti e di debiti di finanziamento, in tale situazione
non ha altro effetto se non di accrescere il surplus finanziario di cui
limpresa gi dispone, e quindi di accrescere gli investimenti finanziari e/o
patrimoniali19. Mentre la presenza di capitale proprio connessa agli
obblighi di legge e comunque allesistenza dei promotori delliniziativa
imprenditoriale, la presenza di debiti di finanziamento potrebbe trovare
giustificazione in un costo di tali debiti inferiore al tasso di rendimento
degli investimenti finanziari effettuati, oppure, in imprese appartenenti a
gruppi, nella maggiore disponibilit di risorse finanziarie assicurate al
gruppo considerato nel suo insieme.
Nella FIGURA 7 rappresentata la situazione specularmente opposta a
quella esaminata nella FIGURA 6. Lesistenza di uno scarto temporale
uscite/entrate, determinando un fabbisogno finanziario, impone la
necessit di uno stock di risorse finanziarie, la cui disponibilit pu essere
assicurata ricorrendo a fonti di copertura necessariamente costituite dal
capitale proprio e dai debiti di finanziamento, nelle varie forme tecniche.

18

Unimpresa potrebbe fare a meno di capitale proprio e di debiti di finanziamento solo se, fin dalla prima
costituzione, ed in ogni successivo momento, si avessero flussi di entrate monetarie per ricavi desercizio sufficienti ad
alimentare di volta in volta i flussi di uscite per costi di ogni specie. Ma questa condizione fuori dalla comune realt.
[...] Anche le aziende di assicurazione, sebbene conseguano i ricavi (premi) anteriormente al sostenimento dei costi
speciali ad essi correlativi, per somme da pagare in conformit agli obblighi di polizza, hanno bisogno di capitale,
specialmente alla costituzione, per anticipare spese dimpianto, di organizzazione, di sviluppo, riserve di garanzia, ecc.
(Cfr. P. Onida, Economia dAzienda, UTET, 1987, pag.391).
19
Tali disponibilit, se non fossero reinvestite nelle operazioni tipiche dellazienda di cui si tratta, non sarebbero
necessarie allesercizio e formerebbero, come talora si dice, un capitale accessorio rispetto alla detta azienda (Cfr. P.
Onida, Economia dAzienda, UTET, 1987, pag.391).

27

FIGURA 7

Riepilogando, lo stato patrimoniale di unimpresa nella quale i tempi


mediamente necessari per la monetizzazione dei fattori sono pi brevi dei
tempi di dilazione mediamente ottenuti per il pagamento dei costi ai
fornitori, e nella quale pertanto le entrate precedono mediamente le uscite,
si presenta come uno dei tre schemi illustrati nella FIGURA 8.

28

FIGURA 8

Capitale Fisso

Capitale Fisso

Capitale Fisso

Magazzino
materie prime
semilavorati
prodotti finiti

Magazzino
materie prime
semilavorati
prodotti finiti

Magazzino
materie prime
semilavorati
prodotti finiti

Crediti di
Funzionamento

Investimenti
finanziari
patrimoniali

Debiti di
Funzionamento

Debiti di
Funzionamento

Crediti di
Funzionamento

Debiti di
Funzionamento

Crediti di
Funzionamento

Investimenti
finanziari
patrimoniali

Capitale Proprio

Investimenti
finanziari
patrimoniali

Capitale Proprio
Debiti di
Finanziamento

Il primo schema corrisponde allipotesi solo teorica e paradossale in cui


non esista captale proprio; il secondo corrisponde allipotesi concreta in
cui esiste del capitale proprio; il terzo schema corrisponde allipotesi in
cui, per i motivi sopra accennati, siano stati contratti anche debiti di
finanziamento20.
*
*
*
Lo stato patrimoniale di unimpresa in cui invece i tempi mediamente
necessari per la monetizzazione dei fattori sono pi lunghi dei tempi di
dilazione mediamente ottenuti per il pagamento dei costi ai fornitori, e
20

Nella figura 8 la dimensione delle aree corrispondenti a ciascuna delle categorie del Capitale fisso, Magazzino,
Crediti di funzionamento, Investimenti finanziari e/o patrimoniali, Capitale proprio, Debiti di funzionamento e Debiti di
finanziamento evidentemente casuale. Non invece casuale il fatto che in tutti e tre gli schemi larea dei Debiti di
funzionamento sia sempre maggiore della somma delle aree del Capitale fisso, del Magazzino e dei Crediti di
funzionamento, in quanto ci esattamente la conseguenza della situazione in cui i tempi mediamente necessari per la
monetizzazione dei fattori sono pi brevi dei tempi di dilazione mediamente ottenuti per il pagamento dei costi ai
fornitori, determinandosi la formazione di un surplus finanziario investito in attivit finanziarie e/o patrimoniali.

29

nella quale pertanto le uscite precedono mediamente le entrate, si presenta


come uno dei tre schemi illustrati nella FIGURA 9.
FIGURA 9

Capitale Fisso

Capitale Fisso

Capitale Fisso

Debiti di
Funzionamento

Magazzino
materie prime
semilavorati
prodotti finiti

Debiti di
Funzionamento

Magazzino
materie prime
semilavorati
prodotti finiti

Capitale Proprio

Capitale Proprio
Crediti di
Funzionamento

Debiti di
Funzionamento

Magazzino
materie prime
semilavorati
prodotti finiti

Capitale Proprio

Crediti di
Funzionamento

Crediti di
Funzionamento

Debiti di
Finanziamento

Investimenti
finanziari
patrimoniali

Debiti di
Finanziamento

Il primo schema della FIGURA 9 corrisponde allipotesi in cui il


fabbisogno finanziario sia stato coperto esclusivamente con Capitale
proprio; il secondo schema corrisponde allipotesi che cui il fabbisogno
finanziario sia stato coperto non solo con Capitale proprio, ma anche con
Debiti di finanziamento; il terzo schema corrisponde invece allipotesi in
cui il la disponibilit di Capitale proprio e di Debiti di finanziamento
eccede il fabbisogno finanziario derivante dalla gestione caratteristica, e
quindi consente allimpresa di effettuare ulteriori investimenti finanziari
e/o patrimoniali21.
21

Questa ipotesi frequente quando per unimpresa appartenente ad un gruppo il ricorso al credito bancario pi
agevole rispetto ad altre imprese dello stesso gruppo. In tale caso i finanziamenti, ottenuti in quantit eccedente il
fabbisogno della impresa in oggetto, sono girati ad altre imprese del gruppo per le quali il ricorso al credito bancario
sarebbe stato pi oneroso o difficile.

30