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UNIVERSITA DEGLI STUDI DI SASSARI

SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE IN ARCHEOLOGIA SUBACQUEA E DEI PAESAGGI COSTIERI

Settore GEO/04
Tesina di Geomorfologia degli ambiti costieri

ANALISI GEOLOGICA E GEOMORFOLOGICA SULLA PIANA COSTIERA DEL FIUME


BIFERNO.

RELATORE: Giuseppe Di Carlo

Giuseppe Di Carlo

ANALISI GEOLOGICA E GEOMORFOLOGICA SULLA PIANA COSTIERA DEL FIUME BIFERNO1.


PREMESSA. In ogni epoca, le aree costiere hanno offerto una posizione geografica strategica di fondamentale importanza per gli scambi culturali e commerciali. Gli ambienti costieri sono altamente vulnerabili, perch soggetti allazione combinata dei fiumi e del mare, che progressivamente generano modificazioni del sistema costiero o a causa di importanti eventi o variazioni climatiche o a seguito dellazione umana stessa, cui possono accompagnarsi anche eventi di natura catastrofica quali terremoti o maremoti. Diretta conseguenza di questi eventi pu essere il restringimento o la distruzione degli spazi vitali, delle vie di comunicazione e di strutture di attraversamento fluviale (ponti, scafe) e il danneggiamento o la distruzione di insediamenti costieri. La comprensione dei rapporti che possono intercorrere tra assetto geologico e topografico dei luoghi, dinamica geomorfologica e attivit umane, pu essere quindi di fondamentale importanza per comprendere le vicende umane e quindi la storia.

MORFOLOGIA ED ASSETTO GEOLOGICO DELLAREA COSTIERA DEL BIFERNO. Il fiume Biferno, nellarea deltizia, scorre dentro una valle caratterizzata da un fondovalle ampio e piatto che raggiunge una larghezza di ca. 2 km allaltezza dei bordi esterni dei rilievi terrazzati di Punta di Pizzo e Campomarino che delimitano la valle. Questi rilievi terrazzati, a loro volta, sono delimitati verso mare da una falesia alta fino a una trentina di metri. Oltre i tratti a falesia, la fascia terminale della piana si presenta aperta e caratterizzata da un passaggio graduale dellarea deltizia del Biferno alle adiacenti fasce di litorale basso. Lattuale foce del fiume Biferno si protende fino a ca. 1,3 km oltre lallineamento dei tratti a falesia e si estende da Punta Pizzo fino alla zona di Le Marinelle, per ca. 4,5 km. Il settore esterno della piana costiera del Biferno, si presenta con una morfologia piuttosto piatta e topograficamente poco rilevata sul livello del mare (quote massime 3 m s.l.m.). Questo settore esterno della piana del Biferno impostato, su sedimenti ghiaiosi e sabbiosi fino a limoso-argillosi e torbosi di vario spessore. Queste sedimentazioni sono in parte di origine fluviale, in parte invece riferibili ad ambienti di transizione. Questultimi, sono frutto delle interazioni tra mare e fiume e
Per lapproccio allargomento, mi sono avvalso dello studio puntuale della costa adriatica molisana ed in particolare del caso della foce del fiume Biferno, condotto della Rosskopf in Levoluzione geomorfologica della piana costiera del fiume Biferno, in DE BENEDITTIS 2008, pp. 27-36.
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hanno creato, sotto la forte influenza del clima, contesti ambientali specifici. Abbiamo lambiente fluvio-palustre, frutto della forte vicinanza al mare e della difficolt del fiume di provvedere ad un efficiente drenaggio; lambiente deltizio, legato strettamente al percorso del fiume e alla posizione della sua foce ed infine lambiente litorale, a seguito dellazione dominante del mare e del vento che costruiscono spiagge e dune. Nelle aree poste ai lati dellattuale percorso del Biferno, la porzione pi superficiale delle locali successioni stratigrafiche costituita da sedimenti di colmata relativi agli interventi di bonifica effettuati allinizio del 19002. Recentemente sono stati effettuati dei sondaggi nellarea della foce3, i quali mostrano lungo la sezione, che il riempimento della valle del Biferno costituito da sedimenti prevalentemente argilloso-limosi (indicati con la sigla ARL-MCA) cui si intercalano livelli e lenti di sedimenti prevalentemente sabbiosi (ARS-SA). La distribuzione di questultimi, in particolare, evidenzia la posizione a lungo mantenuta dal corso del Biferno, spostata soltanto leggermente a nord rispetto a quella attuale, ma anche recenti spostamenti del suo alveo.

Nella zona di Marinelle Vecchie, dove stato rinvenuto il sito archeologico di epoca tardo romana, la situazione stratigrafica, ci mostra lo strato pi superficiale costituito da poco pi di 50 cm di argilla grigia, ricca di materiale archeologico e contenente sparsi ciottoli calcarei di scarso spessore,
P. I. FAILLACE, Studio della evoluzione geomorfologia recente e della tendenza evolutiva in atto dei fondovalli dei fiumi Biferno e Trigno (Italia centro-meridionale) e del torrente Boux (Francia Meridionale). Tesi di Dottorato di Ricerca in Ambiente e Territorio, Ciclo XVII, Universit degli Studi del Molise, 2004, p. 281. 3 Effettuati nel 2001 dalla RCT di Liscate (MI) per conto delle Ferrovie dello Stato S.p.A. in relazione al raddoppio della linea Pescara-Bari nella tratta Termoli-Chieuti.
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da ben smussati a ben arrotondati, e spesso notevolmente appiattiti. Questo strato di argilla grigia presente solo localmente ed ha unestensione areale molto limitata. Al di sotto di esso si rinviene uno strato di chiara origine fluviale, spesso ca. 8 metri, di sabbie limose e di limi sabbioso-argillosi gialli con rari ciottoli arrotondati. Il tetto di questo strato sabbioso-limoso rappresenta il piano di calpestio in epoca romana. Si prosegue verso il basso con sedimenti essenzialmente

argillosi, contenenti resti organici e livelli di torba, riferibili di ad tipo un ambiente

alternativamente

fluvio-palustre,

palustre e lagunare, che si spingono almeno fino a 25 m dallattuale piano di campagna.

EVOLUZIONE GEOMORFOLOGICA DELLA PIANA COSTIERA DEL BIFERNO. La formazione e levoluzione della piana costiera del fiume Biferno, nei tempi che hanno preceduto la presenza pi costante delluomo sul territorio, stata controllata soprattutto da fattori climatici che hanno condizionato ovviamente non soltanto la dinamica fluviale ma anche landamento del livello del mare e levoluzione della linea di costa. Sulla base dei dati acquisiti non c alcun motivo per ritenere che la piana costiera del fiume Biferno avesse avuto una evoluzione olocenica sostanzialmente diversa da quella che stata riservata in generale alle pianure alluvionali italiane dopo la fine della ultima glaciazione, terminata ca. 11.000 anni fa. Allenorme abbassamento del livello del mare a 120 metri o pi al culmine dellUltima Glaciazione (ca. 20.000 anni fa)4, fa seguito, a partire da ca. 15.000 anni fa, una sua progressiva ma discontinua risalita, prima molto rapida, poi pi lenta. A seguito di questa risalita del livello marino, ampie porzioni di terra, prima emerse, vengono restituite al mare. Vengono cos sommerse le aree poste a quote inferiori al livello del mare attuale, penetrando anche allinterno delle valli fluviali incise nel corso della glaciazione precedente.

P. A. PIRAZZOLI, Sea-level changes. The last 20.000 years, John Wiley & Sons, Chichester, , 1996, p. 66.

I dati acquisiti suggeriscono che il mare, nel corso della prima parte dellOlocene

(Optimum climatico, 8-9.000 anni dal presente5), si fosse portato sotto le falesie che bordano la valle del Biferno e penetrato allinterno della

valle del Biferno fino a ca. 3,5 km dalla attuale linea di costa provvedendo della alla pianura

troncatura alluvionale

pre-olocenica

(interessata da frequentazione umana secondo i dati di Barker6 gi in epoca preistorica) che rimarr leggermente sospesa sulla piana costiera che si andr successivamente a costruire. Dopo questa fase di massima trasgressione del mare, avviene la formazione della piana costiera del fiume Biferno, con il mare che regredisce e il livello del mare raggiunge gradualmente quello attuale7. Tale formazione legata ad una progradazione della linea protrattasi sino ai giorni nostri, ma nello stesso tempo stata controllata da dinamiche sia di erosione che di deposizione, le quali spesso sono state strettamente collegate alle variazioni climatiche Oloceneniche. Come mostrano le stratigrafie raccolte nella piana costiera, lingressione del mare allinterno della valle del Biferno a seguito della prevalsa dellazione del fiume, ha generato una dominante sedimentazione in ambito palustre e fluvio-palustre, che ha contraddistinto levoluzione della piana costiera fino a tempi recentissimi. Si assiste quindi ad un graduale accrescimento delle sedimentazioni costiere, favorite anche dal rallentamento progressivo della risalita del livello del mare.

F. ANTONIOLI (a cura di), Le fluttuazioni del clima nel corso dellOlocene, Il Quaternario, 13 (1), 2000, pp. 95-128. G. BARKER, The Biferno valley survey. The archaeological and geomorphological record, Leicester University Press, 1995, p. 176. 7 Secondo studi recenti, vedi nota 4 e K. LAMBECK, F. ANTONIOLI, A. PURCELL, S. SILENZI, Sea-level change along the Italian coast for the past 10,000 yr, Quaternary Science Reviews, 23, 2004, pp. 1567-1598, possibile asserire che il livello del mare, a prescindere da complicanze glacio-isostatiche e tettoniche, si gradualmente innalzato nel corso dellOlocene fino a raggiungere lo zero attuale, senza mai superarlo.
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Questi depositi fluviali pre-datano la frequentazione umana che risale8 almeno allepoca neolitica (V - IV millennio a.C.). In quel epoca la linea di costa si doveva trovare, considerato un livello del mare leggermente inferiore a quello attuale (come indicano i dati di Lambeck et alii per i settori costieri italiani tettonicamente stabili), in una posizione simile o forse leggermente pi avanzata rispetto ad oggi. Ci sembra essere anche confermato dal fatto che, mentre lungo la costa adiacente della Puglia la fine della trasgressione post-glaciale (fine Optimum climatico olocenico) viene segnata dalla formazione di cordoni dunari di et medio-olocenica (ca. 6.000 anni BP9) che indicano il raggiungimento di una situazione di temporanea stabilit della linea di costa, nella piana del Biferno non sono stati riscontrati accumuli eolici di tale et, presumibilmente proprio perch relativi ad una linea di costa pi avanzata rispetto a quella odierna o almeno rispetto a quella medievale e quindi erosi durante successive fasi di oscillazione della linea di costa. La seconda met dellOlocene segnata, come affermano numerose ricerche, da una evoluzione verso condizioni climatiche nuovamente pi fredde ed umide che si manifestano a partire da ca. 5300 anni BP in poi, e conosciute in letteratura come epoca Neoglaciale10. Per il periodo protostorico e storico si ricostruiscono poi una serie di fasi climatiche che sembrano avere, come sostenuto da vari autori11, un andamento ciclico, con oscillazioni di tipo caldo-arido e freddo-umido di ca. 1000 anni. Tra le varie fasi climatiche di maggiore importanza da menzionare in particolare quella che ha contraddistinto il periodo romano (Roman Warm Period, 100 (?) - 400 d.C.) che dovrebbe collegarsi ad un contesto di tipo caldo-arido, come suggerito da Allocca et alii per altre aree italiane (Campania e Puglia). In quel epoca, allorch si aveva la frequentazione della zona di Marinelle Vecchie, la linea di costa si doveva probabilmente trovare in una posizione piuttosto simile a quella attuale. Infatti una posizione molto ravvicinata della costa allarea interessata dalla presenza di strutture insediative, considerato il livello del mare molto simile a quello attuale, la morfologia dellarea, e un piano di calpestio allepoca di soli 1,5 m s.l.m., avrebbe avuto come probabile conseguenza una situazione di
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comunicazione di A. Minelli G. MASTRONUZZI e P. SANSO, Holocene coastal dune development and environmental changes in Apulia (Southern Italy), Sedimentary Geology 150, 2002, pp. 139-152. 10 ANTONIOLI 2000. 11 F. ALLOCCA, V. AMATO, D. COPPOLA, B. GIACCIO, F. ORTOLANI, S. PAGLIUCA, Cyclical climaticenvironmental variations durino the Holocene in Campania and Apulia: geoarcheological and paleoethnological evidence, Mem. Soc. Geol.. It., 55, 2000, pp. 345-352; F. ORTOLANI, S. PAGLIUCA, La valorizzazione e il restauro geoambientale dei litorali del Mediterraneo nellAttuale periodo di cambiamento climatico, in: Terzo Forum Nazionale, Pianificazione e tutela del territorio costiero, questioni, metodi, esperienze a confronto (a cura di Ferrucci E.M.), Ambiente & Territorio, Maggioli editore, 2007, pp. 33-59; A. PIVA, A. ASIOLI, F. TRINCARDI, R.R. SCHNEIDER e L. VIGLIOTTI, Late-Holocene climate variability in the Adriatic Sea (Central Mediterranean), The Holocene, 18, 1, 2008, pp. 153-167.

elevata influenza del mare sullequilibrio del sito, soprattutto in relazione ai rischi collegati alle mareggiate. Non c motivo, invece, di escludere limmediata vicinanza del fiume al sito archeologico. Levoluzione verso condizioni climatiche di tipo freddo-umido documentata per il periodo dal 500 al 750 ca. d.C. per larea mediterranea, identificabile con la Piccola Et Glaciale Altomedioevale (Dark Age Cold Period). Questo periodo caratterizzato da diffusi fenomeni alluvionali che hanno portato alla deposizione nelle valli fluviali mediterranee di cospicui accumuli, noti in letteratura anche come Younger Fill12. In ambito molisano, questa fase di alluvionamento trova testimonianza nello seppellimento tra il V secolo d.C. e il 1000, del ponte romano di Tufara posto sul fiume Fortore13. A questo periodo di alluvionamento deve essere collegata, secondo la Rosskopf, anche la messa in posto delle argille grigie che ricoprono il piano di calpestio di epoca tardo romana. Questi depositi argillosi peraltro non appaiono riferibili al Biferno, ma pi probabilmente, ad un afflusso proveniente dal terrazzo di Campomarino, a seguito di piogge intense e prolungate. Questo evento segnerebbe quindi la fine definitiva della occupazione o frequenza del sito di Marinelle Vecchie. La mancata influenza del Biferno in quel periodo sulla zona del sito archeologico tardo romano fa presumere che non si trovasse pi in una posizione ravvicinata, ma che si fosse gi spostato verso nord, intorno al 700 AD. Il Biferno mantiene il suo percorso pi a nord anche nel corso dellalto medioevo quando lattuale letto del Biferno doveva presentarsi come un canale secondario, forse alimentato soltanto dalle maggiori portate di piena, oppure, cosa pi probabile, del tutto prosciugato. Soltanto cos si giustifica la strada medioevale che collegava Campomarino con Termoli, con lattraversamento del letto del fiume, documentata dalla presenza, nellalveo del Biferno, di una pavimentazione fatta con lastre di arenaria poggiate sul letto del fiume. La longevit di questo passaggio fluviale, potrebbe riferirsi a condizioni climatiche che dessero luogo ad una ridotta dinamica dei corsi dacqua e che sarebbero da collegare al periodo caldo-arido alto-medioevale (Medieval Warm Period, riferito al periodo tra il 1000 e il 1300 AD). E in questo periodo climatico che bisognerebbe collocare anche la messa in posto dei cordoni dunali a sinistra del Biferno e posti a ca. 1,3 km dalla linea di costa attuale. Questi cordoni dunali, segnerebbero quindi una linea di costa di et medioevale (tale et anche compatibile con il materiale ceramico ivi rinvenuto di et rinascimentale o pi recente, G. De Benedittis) che si trovava in allineamento

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C. VITA-FINZI, The Mediterranean valleys, Cambridge, 1969. C. ROSSKOPF, G. DE BENEDITTIS , P. MAURIELLO, Indagini geoarcheologiche integrate nel Molise Centrale (Italia meridionale): Il ponte romano di Tufara. Atti del convegno La geoarcheologia: metodi ed applicazioni, 7-8 luglio 2005, Verona. Il Quaternario, 19 (2), pp. 239-250.

con la falesia che delimita i terrazzi sui lati del Biferno. Questa linea di costa medioevale mette in evidenza un cospicuo arretramento della linea di costa dal periodo romano a quello medioevale. La conservazione isolata dei depositi dunali medioevali al centro della piana costiera non pu essere spiegata se non ammettendo che al momento della loro messa in posto il Biferno avesse ancora la sua foce al margine nord della piana e che il paleo-percorso a nord fosse rimasto attivo per quasi tutto il periodo medioevale. Il nuovo spostamento del Biferno verso sud, in una posizione vicina a quella occupata in precedenza e a quella attuale, dovrebbe essere avvenuto prima della seconda met del 1500, prima cio che fosse costruita la torre costiera di Campomarino (1568/9)14. E con il suo spostamento verso sud che il Biferno provvede alla erosione dei cordoni dunali medioevali posti sul suo percorso nuovo. Larea di Marinelle Vecchie dove insiste il sito archeologico tardo romano, costituiva un piccolo lobo prominente di terra che ospitava, a poca distanza dal mare, un approdo per piccole imbarcazioni. Nei secoli successivi, con la Piccola Et Glaciale (LIA = Little Ice Age, 1500-1850 AD) il Biferno riceve sufficienti apporti detritici per spostare la sua foce sempre pi in avanti, per giungere sino alla posizione attuale. Ulteriori spunti di riflessione potrebbero riguardare le ragioni dei ripetuti spostamenti del corso del Biferno, integrati da ricerche specifiche riguardanti la paleosismicit cui stata soggetta la costa molisana e in particolare la piana costiera del Biferno, che potrebbero apportare significativi contributi alla ricostruzione dei fattori che hanno condizionato lo sviluppo e le scelte insediative in tempi storici. Studi recenti15 hanno, infatti, mostrato che la costa adriatica centro-meridionale e in particolare larea del Gargano, siano interessate da una elevata sismicit e quindi ad alto rischio di terremoti e maremoti.

L. MARINO, La difesa costiera contro i saraceni e la visita del marchese di Celenza alle torri di Capitanata, Nocera Editore, anno 1977, p. 63 15 S. TINTI, A. MARAMAI, P. FAVALI, The Gargano promontory: an important Italian seismogenic-tsunmigenic area, Marine Geology, 1995, 227-241; S. TINTI e A. PIATANESI, Numerical simulations of the tsunami induced by the 1627 earthquake affecting Gargano, Southern Italy, J. Geodynamics, 21, no. 2, 1996, pp.141-160; S. TINTI e A. PIATANESI, A. MARAMAI, Numerical simulations of the 1627 Gargano tsunami (southern Italy) to locate the earthquake source, in Perspective on tsunami hazard reduction, observations, theory and planning, (Hebenstreit G.T. Ed.), Kluwer Academic Publishers, 1997, pp. 1-20; F. GIANFREDA, G. MASTRONUZZI, P. SANSO, Impact of historical tsunamis on a sandy coastal barrier: an example from northern Gargano coast, southern Italy, Natural Hazard and Earth Science System, 1, 2001, pp. 213-219; S. TINTI, A. MARAMAI, L. GRAZIANI, The new catalogue of the Italian tsunamis, Natural Hazard, 2004; G. MASTRONUZZI, P. SANSO, Coastal geomorphology and tsunami vulnerability. The Case study of Apulia Region (Italy), Geogr. Fis. Dinam. Quat., 29, 2006, pp. 83-91.

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ABBREVIAZIONI BIBLIOGRAFICHE.

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